Marò, blitz di Gramazio e Totaro

«Blitz» di Gramazio e Totaro al Senato: le foto dei nostri due marò Massimilano Latorre e Salvatore Girone hanno campeggiato sul balcone principale della rinascimentale facciata di Palazzo Madama nel poster «Salviamo i nostri marò» che chiede la liberazione dei due soldati italiani detenuti nelle carceri indiane. Il poster è rimasto per oltre quattro ore prima che fosse rimosso, «quando sono uscite le agenzie», ha ironizzato Gramazio. L’iniziativa è stata presa dai due senatori del Pdl che hanno preso particolarmente a cuore la vicenda dei due militari e che più volte in aula hanno sollevato la questione, incalzando il governo ad assumere le più adeguate iniziative per riportare in patria i fucilieri di Marina. Al punto che Domenico Gramazio, con altri colleghi, ha votato contro la ratifica da parte del Senato lo scorso 25 ottobre del Trattato con l’India per l’esecuzione delle pene in patria, avendo giudicato «assente» l’atteggiamento dell’esecutivo.
«Sono ormai più di otto mesi – afferma Gramazio – che i due nostri fucilieri del reggimento San Marco languono in India, ristretti nelle loro libertà fondamentali. Oggi (ieri, ndr) che il governo è venuto a chiedere la fiducia in Senato, abbiamo voluto, con l’amico e collega Achille Totaro, compiere questo gesto simbolico per sollecitare il governo, che è stato superato in corsa anche dalla Ferrari, a compiere atti concreti e non a regalarci vane e deboli parole di circostanza».
Gramazio, perché questo gesto eclatante?
«Ma semplicemente per richiamare l’attenzione del governo su una situazione che si trascina da troppi mesi… I nostri marò sono ingiustamente trattenuti in India mentre compivano una missione internazionale antipirateria e sono stati arrestati dalle autorità indiane con l’inganno, quando poi è ancora tutta da provare la loro responsabilità nell’episodio che ha visto la morte di due pescatori indiani».
Lei si è fatto promotore nelle settimane scorse di un viaggio in India a livello parlamentare per portare solidarietà ai due militari italiani e per incontrare le autorità indiane. La cosa va avanti?
«Certo che va avanti, abbiamo momentaneamente sospeso l’iniziativa perché il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura ci ha chiesto di non farlo, in quanto si temeva potesse essere controproducente. Noi abbiamo accolto l’invito del sottosegretario, ma in questi ultimi giorni molti deputati e senatori stanno insistendo per attuare questo viaggio, per cui lunedì a Palazzo Madama ci sarà una nuova riunione su questo tema».
Cosa ne pensa dell’iniziativa della Ferrari di far correre in India le due “rosse” con la bandiera della Marina militare italiana sul cofano?
«Che devo pensare? Tutto il bene possibile: è stata un’iniziativa non solo coraggiosissima, per la quale va ringraziato il presidente Montezemolo, ma soprattutto validissima, in quanto sia la stampa indiana sia le autorità indiane hanno preso atto che i nostri soldati non sono abbandonati dalla loro nazione, tutt’altro. Onore alla Ferrari, dunque, azienda italiana di eccellenza. E pazienza per chi non ha gradito la cosa…».
Il ministro degli Esteri Giulio Terzi due giorni fa ha contattato il suo nuovo omologo indiano per porre la priorità della questione dei marò…
«Sì, ma sono solo parole cui non seguono fatti. Anche l’Unione Europea nei fatti ha completamente scaricato i nostri marò. Molti senatori hanno intenzione di effettuare una contestazione politica nei confronti del ministro degli Esteri allorquando verrà in Senato a prendersi le sue responsabilità. I nostri soldati devono tornare prima di questo Natale».
Allora perché ha votato contro l’accordo italo-indiano sullo scambio dei detenuti che è stato ratificato pochi giorni fa?
«Ho votato contro quell’accordo insieme con altri senatori per due ordini di motivi: innanzitutto perché non è questo il momento di siglare alcun accordo con un Paese che tiene illegittimamente prigionieri due soldati impegnati in missione internazionale antipirateria, ma soprattutto perché l’accordo riguarda i detenuti, ossia i condannati, e i nostri marò non sono stati condannati, né vogliamo che lo siano. Questo dovrebbe essere l’impegno del governo italiano, battersi affinché la loro innocenza sia riconosciuta e uscire dall’India a testa alta».
Lei è in contatto con i familiari dei due marò?
«Costantemente. Adesso sono andati nel Kerala per andare a trovare i loro congiunti e portargli i messaggi di tutti gli italiani. Anche loro, i familiari, sono moderatamente fiduciosi di poter trascorrere le festività natalizie in Italia tutti insieme».
L’appuntamento principale resta dunque quello dell’8 novembre quando, se non ci saranno ulteriori rinvii, si dovrebbe pronunciare la Corte Suprema indiana sui ricorsi presentati dall’Italia in merito sia all’incostituzionalità dell’operato del governo del Kerala sia alla giurisdizione sull’incidente, occorso durante un’azione antipirateria mentre i due marò erano imbarcati sulla petroliera “Enrica Lexie”, che in base alle leggi internazionali deve essere italiana. Da parte sua il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola – fischiato sonoramente  pochi giorni fa al momento di entrare in campo nello stadio di Pisa per effettuare il giro d’onore di fronte ai reparti schierati della brigata Paracadutisti Folgore durante la cerimonia di commemorazione del 70° anniversario della battaglia di El Alamein – ha spiegato di aspettarsi «dalla Corte Suprema indiana il riconoscimento che i due marò debbano essere giudicati in Italia secondo quanto prevede il diritto internazionale».