Manlio Contento: «Ma azzerare tutto non serve a nulla»

Resettare. Frazionare. Epurare. Sono queste le invocazioni politiche del momento che animano il dibattito politico interno al centrodestra. Ma il deputato del Pdl Manlio Contento, chiamato proprio in questi giorni a far parte di un «comitato di saggi» nominato dal segretario Alfano allo scopo di selezionare una lista di candidature «impresentabili» da escludere alle prossime elezioni della Regione Lazio, dissente e indica la linea da seguire: non quella dell’azzeramento, ma della rifondazione. «Sono perplesso – spiega –. Il problema non è quello delle formule. Credo che questo difficile momento politico possa rappresentare un’occasione importante per cambiare la linea dell’inazione che ormai da troppo tempo dà fiato a chi mette in discussione del Popolo delle Libertà».

Seguendo quali direttive?

Io non so quanto facciano bene in questo contesto le dichiarazioni scomposte che molti dispensano in merito a quale rotta seguire. Noi abbiamo una responsabilità nei confronti del Paese: è il Popolo delle Libertà che dovrebbe scegliere la strada da perseguire, attraverso i suoi organi, che sono i soli canali atti a valutare anche se sia meglio considerare un cambio di nome del partito, se sia preferibile fondarne un altro, e quant’altro.

Quali potrebbero essere le tappe da seguire in questo processo di rifondazione?

Intanto io credo che dovrebbe essere riunito l’Ufficio di Presidenza che è da tempo che non si riunisce, perché non è solo cancellando il nome che si può pensare di ritornare improvvisamente ad ottenere la fiducia degli elettori. Se il Popolo delle Libertà ha delle responsabilità, le deve affrontare politicamente, ammettendo con coraggio gli errori di fronte all’opinione pubblica.

E dopo questo primo passo?

Personalmente non metterei in discussione il nome con cui noi abbiamo affrontato le elezioni e che ha stigmatizzato l’incontro tra culture politiche diverse, che si sono unite in nome di un disegno: sconfiggere la sinistra nella competizione elettorale e governare il Paese.

Nel frattempo, però, incidenti di percorso, il contagio degli scandali e l’inazione, hanno alimentato una perdita di consensi…

Appunto per questo bisogna reagire con un’azione che vada ben al di là di un’operazione di restylng che può al massimo ridare smalto formale. Occorre andare oltre e lavorare ad una reale inversione di rotta. Dov’è la capacità di reazione di una classe dirigente che ha visto protagonista un partito che era maggioranza relativa? È vero che ci sono gli scandali: ma dobbiamo anche chiederci quante persone degne di nota abbiamo nelle pubbliche amministrazioni. Quante centinaia di parlamentari validi stanno lavorando nelle nostre fila.

Vuole dire che il lavoro che dovrebbe fare questo partito è identificare una nuova classe dirigente?

Comunque rinnovare quella che c’è, partendo da una dalla disponibilità – da parte di chi ha commesso errori – a fare un passo indietro.  

Ricominciando da?

Una nuova impostazione etica.

E della proposta Alemanno che non vuole Liste Pdl per le elezioni a Roma cosa pensa?

Basta con le liste civiche: sono solo scorciatoie.

Un flash sulla Regione Lazio: primarie, candidature?

Mi sembrerebbe poco elegante rispondere in merito, facendo parte del “comitato di saggi”. Posso dire però che sono felice se si trova un metodo: basta che non prescinda dal vaglio delle persone che vengono indicate.