Lo spot pubblicitario di Monti dura tre ore. Poi cala il sipario

La smentita giunge dopo parecchie ore, quando la notizia era stata già ampiamente data in pasto all’opinione pubblica. Una mossa da regista sopraffino. I fatti: la puntata sta per finire, “consigli per gli acquisti”. Ed ecco il siparietto pubblicitario. C’è l’attore protagonista (Monti), c’è lo slogan (un po’casareccio, alla “parlo come mangio”), manca solo la canzoncina di sottofondo. Il premier appare in tutta la sua sobrietà e dice: «Non escludo qualche taglio alle tasse entro la fine della legislatura». Perfetto, manca poco alle elezioni, si straparla sul suo “bis” e lui comincia una sottile campagna elettorale. Lo slogan, però, è casareccio perché non si capisce come voglia poi far quadrare i conti. In più, sa di presa in giro perché è come dire: “In un anno ti ho tolto mille e ora ti restituisco dieci”. È anche contraddittorio perché è stato sempre Monti ad aver detto per mesi che le entrate erano intoccabili. Un’uscita ad effetto, quindi. Che gli ha garantito – per tutta la giornata – le prime pagine di tutti i maggiori giornali online che hanno sparato la notizia a caratteri cubitali, manco le tasse le avesse tagliate per davvero. A ben riflettere, è stato l’ennesimo tentativo di uscire dall’angolo in cui è stato infilato dalla pioggia di dati ufficiali, sempre negativi, sul crollo dei consumi, del potere d’acquisto e del lavoro. E allora, vai con gli slogan. Salvo poi smentire: «Mai parlato di taglio di tasse entro la fine della legislatura». Facile capire perché la nota di Palazzo Chigi non sia stata diffusa subito, ma solo in serata. Dopo che tutti, tiggì compresi, avevano dato l’annuncio con suono di trombe e fuochi d’artificio.

Le due tappe della strategia
Il “meno tasse” fa seguito al precedente richiamo al tema dell’equità fiscale. Gli italiani, dovrebbero dividersi tra chi paga le tasse e chi non lo fa. E contro questi ultimi il Professore ha auspicato la nascita di un «fronte di intolleranza». Ergo, se la lotta all’evasione avrà successo si potrà pensare ad “alleggerire” la pressione fiscale. Ma poiché questo non è un risultato che è possibile ottenere dall’oggi al domani e poiché rimangono solo pochi mesi da qui alle elezioni, allora niente sconti. Comunque, al massimo possiamo aspirare al taglio di qualche decimale, nulla o quasi rispetto ai tre punti di imposte in più che ci sono piovuti addosso da novembre dello scorso anno quando il bocconiano Monti varò quello che pomposamente invitò a chiamare Salva Italia. Da lì cominciarono molti dei nostri guai. Centinaia di migliaia di pensionati, passati alla storia come esodati, ne sanno sicuramente qualcosa.

L’Italia non se la passa bene
Nel 2011 il reddito lordo disponibile delle famiglie italiane è aumentato dell’1,9 per cento ma, in virtù dell’aumento del prelievo fiscale e dell’inflazione (i dati provvisori di settembre la stimano al 3,2%), il potere d’acquisto è calato dello 0,8% e la propensione al risparmio è scesa dal 9,7 all’8,8%. Parole e cifre che, ridotte all’osso, ci dicono che siamo tutti un po’ più poveri e consumiamo di meno, con il risultato che le nostre imprese non riescono a collocare sul mercato quello che hanno prodotto, riducono l’attività e mettono i lavoratori in cassa integrazione.

Le stime riviste
Non è un caso se lo stesso governo, dopo aver previsto un calo del Pil dell’1,2 per cento per l’anno in corso ha dovuto rivedere le stime portandole al 2,4, la stessa cifra messa nero su bianco dalla Confindustria. Palazzo Chigi, però, insiste a dire che nel 2013 il vento cambierà direzione, mentre Giorgio Squinzi, presidente degli industriali, ipotizza anche per l’anno prossimo un dato negativo (-0,5) e parla di crescita solo a partire dal 2015. Un’ipotesi concreta, visto che ad agosto la Confcommercio ha censito un calo degli acquisti del 2,7%. Gli affari diminuiscono per abbigliamento e calzature (-4,3%), alimentari (-3,9), servizi ricreativi (-3,4), alberghi e consumazioni fuori casa (-2,4%). Dati che non lasciano spazio a dubbi: la fine del tunnel è lontana.