Legge di stabilità, Monti sotto assedio

Assediato nelle mura di Palazzo Chigi, con la scuola in subbuglio, i commercianti che si ribellano all’aumento dell’Iva, i partiti che sentono puzza di elezioni e tirano i remi in barca, l’intero mondo a cui fa capo la giungla delle detrazioni (circa 460 che mettono in gioco qualcosa come 160 miliardi l’anno) che alza le barricate, Mario Monti si sta rendendo conto che la legge di stabilità, così come è stata varata, è una vera e propria bomba a scoppio ritardato che rischia di mandare in frantumi il governo. Il bluff, almeno questa volta, ha retto solo 24 ore. Il premier e i suoi ministri ci hanno provato a far passare la stangata sotto il nome di misure per tagliare l’Irpef, ma il gioco non è riuscito. C’è cascata solo la grande stampa (o, peggio, ha fatto finta di cascarci). I titoli dei quotidiani del giorno dopo, tutti incentrati a farci credere che era iniziata la riduzione della pressione fiscale, sono lì a ricordarcelo. Poi, però, c’è stato chi ha fatto qualche conto e l’imbroglio è subito venuto alla luce. Le tasse sono aumentate e il punto di Irpef in meno è compensato due volte dall’aumento dell’Iva, a cui si aggiunge la “truffa” sulle detrazioni retroattive e una serie di misure che hanno scatenato l’ira di professori, commercianti, famiglie meno abbienti e perfino ciechi di guerra. Peggio di così era davvero difficile fare.

Gioco delle tre carte
A preoccupare il governo è soprattutto la levata di scudi che arriva dal Pdl e dal Pd. Il primo chiede correzioni all’Iva e sulle detrazioni, il secondo annuncia che non voterà il provvedimento se conterrà ancora l’aumento dell’orario di lavoro per gli insegnanti a parità di stipendio. Per Monti tira aria di burrasca, così il premier corre ai ripari e, alla vigilia delle audizioni alla Camera che avranno luogo oggi, tenta di metterci una toppa: ha visto ieri Enrico Letta e Pierferdinando Casini e oggi incontrerà Angelino Alfano e Silvio Berlusconi. Da questo fronte, in particolare, è già arrivato lo stop di Maurizio Gasparri: «Su fisco e sicurezza il governo deve fare marcia indietro. La legge di stabilità così com’è non è votabile». Anche se ci sono delle difficoltà, è vietato parlare di aumento del carico fiscale. Uno stop in piena regola a cui da Palazzo Chigi si risponde dando la disponibilità a cambiare, ma ribadendo che i saldi della manovra non si toccano. Una precisazione che basta da sola per capire che l’intenzione è quella di effettuare qualche aggiustamento, ma la rivoluzione auspicata non ci sarà. L’esecutivo alza il muro dell’emergenza economica, della sobrietà e del rigore sperando che questo sia sufficiente per far passare i provvedimenti. Di misure concrete per sostenere lo sviluppo e per aumentare i consumi, invece non si parla nemmeno. Tutto resta fermo agli slogan con cifre ballerine che vengono allocate da una parte o dall’altra a seconda della convenienza. L’importante è fare cassa e, anche in questa occasione, è certo che ci saranno alcuni miliardi di euro che migreranno dalle tasche dei cittadini a quelle dello Stato. Intanto viene dato il via alle solite cortine fumogene che hanno per obiettivo quello di far capire  il meno possibile ai cittadini. Casini, dopo aver visto Monti, ha tenuto ieri una conferenza stampa in cui ha annunciato che mercoledì sarà Pier Luigi Bersani a recarsi a Palazzo Chigi per conferire con Monti. E la legge di stabilità? «Sarà modificata – assicura il leader dell’Udc – ci penserà il Parlamento. Il governo non si è chiuso». Cosa voglia dire nel concreto questa disponibilità lo verificheremo nelle prossime settimane.

La protesta della scuola
Docenti e studenti sono sul piede di guerra. Già sabato scorso centinaia d professori si sono riuniti spontaneamente di fronte al ministero dell’Istruzione a Roma per un sit-in di protesta contro la proposta del ministro Profumo di aumentare l‘orario in aula dei docenti da 18 a 24 ore settimanali a costo zero. Un sacrificio che sarebbe compensato con 15 giorni di ferie in più a fine luglio, quando la scuola è chiusa. E la mobilitazione continua. Da ieri molti licei hanno deciso di dimezzare l’attività didattica. Nelle scuole è in atto lo stop delle interrogazioni, dei compiti in classe, delle gite scolastiche e delle attività pomeridiane. Anche gli studenti sono in fermento. Dopo aver denunciato il finanziamento di 265 milioni di euro destinato alle scuole paritarie adesso annunciano nuove iniziative di lotta. E sullo sfondo c’è lo sciopero generale della scuola proclamato da Cisl, Uil, Snals e Gilda per il 24 novembre. La Cgil, invece, vorrebbe concentrare tutto nella giornata del 14 novembre quando la Camusso ha annunciato che scenderà in piazza con il sindacato europeo.Proteste legittime? Il Pd le appoggia e minaccia fuoco e fiamme se il provvedimento non verrà corretto. Una voglia di protagonismo che appare sospetta, visto che le elezioni sono vicine e la scuola conta qualche cosa come un milione di operatori. Giuliano Cazzola, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, sintetizza così i termini della questione:  «Pare che, in una legge di stabilità tanto problematica e complessa la priorità del Pd sta nell’abolizione del nuovo orario degli insegnanti proposto dal ministro Profumo. Pur con tutta l’attenzione che la questione merita, trovo esagerata la minaccia di non votare il provvedimento. Dobbiamo pensare che a governare il Paese sarà Susanna Camusso anziché Bersani, se la sinistra vincerà le elezioni?».

Famiglie in trincea
I consumatori fanno i conti e rivelano che con la crescita dei prezzi e delle tariffe e a causa delle manovre economiche varate quest’anno «la stangata per le famiglie sarà pari a 2.333 euro». Una cifra importante, è la metà  di quanto ogni nucleo familiare spende mediamente ogni anno «per la spesa alimentare». Da qui la necessità di modificare la legge di stabilità. Richiesta che arriva anche dall’Associazione nazionale famiglie numerose che parla  di «documento iniquo e discriminatorio». Un punto di vista condiviso appieno  ai ciechi e dagli invalidi di guerra. Per la prima volta nella storia repubblicana, infatti, si intende sottoporre a Irpef anche i redditi di chi è rimasto mutilato durante il periodo bellico. Ma gli invalidi di guerra oggi sono pochissimi e hanno tutti più o meno novant’anni. Rinunceranno alla badante per pagare lo Stato? Probabilmente. Ma Monti è invitato a riflettere: nessun governo era mai arrivato a tanto.