La memoria corta del tecnopremier: predica bene e razzola male

Quindici anni non passano in un batter d’occhio, può succedere tutto e il contrario di tutto. Ma Mario Monti è un’eccezione. Per lui non cambia niente, riesce imperterrito ad essere sempre uguale, sponsor di se stesso e protagonista di grandi annunci che puntualmente vengono ripresi dalla stampa come se fossero le Sacre scritture. Sono passati esattamente 15 anni da quando, il 16 ottobre del 1997, da commissario europeo al Mercato interno fu prodigo di "consigli" alla politica per gli interventi in materia di mercato del lavoro. Ne ricordiamo alcuni: "ispiratevi a Gran Bretagna, Olanda e Danimarca". In Olanda – spiegava – flessibilità significa soprattutto part time (adottato dal 35 per cento dei lavoratori dipendenti), pochi vincoli ad assunzioni e licenziamenti. In più va aggiunto un fisco leggero con le imprese. Risultato: tasso di disoccupazione al 5,8 per cento. Poi la Gran Bretagna, dove l’allora governo laburista mise in campo una serie di incentivi e le imprese che assumevano giovani disoccupati ricevevano aiuti settimanali in denaro dallo Stato. Tasso di disoccupazione al 5,9 per cento. Per quanto riguarda la Danimarca, Monti spiegava che in pochi mesi erano state avviate al lavoro circa 25mila persone sostituendo i dipendenti che avevano chiesto un anno di permesso (pagato dagli enti di assistenza sociale) per seguire corsi di aggiornamento professionale. Tasso di disoccupazione: 8,9 per cento. Quindici anni dopo Monti è al governo. Di quei consigli non ne ha seguito uno, sembra esseresene dimenticato lui stesso, è più facile aumentare la benzina e imporre l’Imu, tanto poi i riflettori sono assicurati lo stesso. Ci pensa la stampa amica ad accenderli.