La Goldman Sachs “prende i soldi e scappa” per paura di un libro-verità

L’elefante ha paura del topolino. La Goldman Sachs, simbolo dei poteri forti, il colosso che più colosso non si può, non trema per i terremoti finanziari ma per le pagine di un libro scritto da Greg Smith, che ne svela tutti i segreti (pesantissimi). Di fronte a quelle pagine, dopo giorni di imbarazzo, la banca d’affari newyorkese ha pensato di cavarsela con una frase: «L’indagine interna non ha trovato riscontri». E a insinuare un sospetto: «L’autore, nostro ex dipendente, viene descritto dai colleghi come un dirigente deluso perché non ha avuto riconoscimenti». Ma cos’ha scritto Smith per seminare il terrore e costringere la Goldman Sachs a un’autodifesa così puerile?  Ha raccontato particolari molto duri: se all’inizio la regola numero 1 che Goldman Sachs dava ai propri dipendenti era “Gli interessi dei clienti vengono sempre prima”, oggi quella regola è rovesciata, perché prevale il motto “take-the-money-and-run" (prendi i soldi e scappa). Prevale “una cultura tossica e distruttiva” che mette i profitti davanti a qualsiasi tipo di principio, una cultura “vampiresca” che tratta  i clienti come “muppets”, ovvero pupazzi. E ancora, Greg Smith ha raccontato di «gente senza scrupoli che parla di imbrogliare i propri clienti». Non è un sentito dire: entrato in Goldman Sachs a soli 21 anni come stagista, nel 2000, Greg Smith è riuscito a compiere la scalata all’interno dell’istituto, arrivando ad essere direttore esecutivo e responsabile della gestione dei derivati del patrimonio dell’impresa commerciale in Europa, Medio Oriente e Africa. Quindi non è uno qualunque. Tra l’altro, il libro arriva in un momento delicato per Goldman Sachs, che stenta a venir fuori da una serie di notizie negative (dalla manipolazione dei tassi di interesse all’insider trading). L’istituto, dopo l’arresto di un dirigente e le indagini su altri due, ha anche dovuto pagare 550 milioni di dollari per risolvere la causa con il governo americano. Ma per Goldman Sachs è Smith il colpevole, perché ha scritto per ripicca.