Il Cav da Monti: le famiglie non si toccano

Le famiglie non si toccano. Basta tasse, come l’aumento di un punto di Iva, che colpisce i ceti meno abbienti, crea inflazione, deprime i consumi. Le misure varate non favoriscono la crescita . Il Pdl ha lanciato un messaggio preciso al governo tecnico, prima dell’incontro di ieri sera a palazzo Chigi tra Mario Monti e Silvio Berlusconi (presenti anche Angelino Alfano e Gianni Letta) dedicato soprattutto alla legge di stabilità. Il partito non mette in discussione la sua lealtà al Professore, ma lancia l’allarme. Berlusconi chiederà a Monti di cambiare la legge di stabilità per non soffocare i consumi e danneggiare le famiglie.
Il combinato disposto del taglio dell’Irpef più l’aumento dell’Iva previsto alla legge di Stabilità non è vantaggioso come il ministro dell’Economia Grilli vuol far credere. Tutt’altro. Se veramente la ricaduta fosse «positiva per il 99% dei nostri contribuenti», come continua a ripetere in maniera a dir poco avventurosa, non si spiegherebbero le “rivolte” di questi giorni in tutta Italia da parte dei lavoratori della scuola, del Terzo Settore, della Sicurezza, degli avvocati, degli Enti locali. Non si spiegherebbe l’accerchiamento dei partiti. E non si spiegherebbero le “bacchettate” e le smentite ai “calcoli” del ministro arrivate ieri dall’Istat e dalla Corte dei Conti durante il primo round di audizioni presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Le prime vittime
Nella mattinata di ieri il presidente dell’istituto di statistica, Giovannini, parlando della riduzione dell’Irpef e del taglio delle detrazioni, previsti nel ddl Stabilità, ha sottolineato come le famiglie numerose risultino nei calcoli dell’istituto le prime “vittime” della Finanziaria 2013. Tutto dipende, spiega Giovannini, «dal più alto rapporto fra il numero di persone che generano spese deducibili e detraibili e il numero di percettori che caratterizza queste famiglie». Lo svantaggio relativo delle famiglie con figli «risulta più evidente se questi sono di minore età, o comunque ancora impegnati negli studi o non economicamente autosufficienti, poiché si lega al fatto che la cura dei figli riduce le probabilità di occupazione delle madri (e, per quelle occupate, costituisce un ostacolo al conseguimento di maggiori guadagni)».
Nell’ipotesi di un completo e immediato trasferimento sui prezzi al consumo dell’aumento delle aliquote Iva previsto nel disegno di legge, l’impatto teorico sui singoli prezzi dei prodotti – ha precisato Giovannini – sarebbe pari allo 0,83% per i beni e servizi ad Iva ordinaria e dello 0,91% per quelli su cui grava l’aliquota del 10 per cento. I primi pesano per il 51% circa sul paniere dei prezzi al consumo, mentre i secondi pesano per circa il 29%: complessivamente, quindi, la manovra interesserà prezzi di beni e servizi relativi a quasi l’80% della spesa per consumi. Più in dettaglio, il previsto incremento riguarda per intero le divisioni di spesa delle Bevande alcoliche e tabacchi e dell’Abbigliamento e calzature, mentre ha un’incidenza superiore al 95% per quanto riguarda i Trasporti, le Comunicazioni e i Servizi ricettivi e di ristorazione.
Anche la Corte dei Conti contesta i calcoli di Grilli. Il “mix” del taglio dell’Irpef e l’aumento dell Iva di un punto «appare sfavorevole per i contribuenti Irpef collocati nelle più basse classi di reddito». Che non sono pochi: «20 milioni di soggetti fino a 15.000 euro». La “correzione” ai compiti del governo arriva dal presidente della magistratura contabile, Luigi Giampaolino, anche lui ascoltato durante l’ audizione in  commissione. Ancora: «Il taglio delle aliquote Irpef che non tocca i 10 milioni di incapienti avrebbe risultati limitati anche per i restanti 10 milioni, mentre l’aumento delle aliquote Iva inciderebbe in misura significativa».
«Dovrebbe risultare positivo il saldo per i 15 milioni di contribuenti che dichiarano un reddito medio-basso (da 15mila a 29mila euro). Gli sgravi derivanti dal taglio alle aliquote Irpef dovrebbero essere in grado di assorbire sia i nuovi limiti agli oneri deducibili e, soprattutto per tale tipologia di contribuenti, gli oneri detraibili; sia il maggiore carico fiscale determinato dall’aumento dell’Iva». Svantaggi, invece, secondo il presidente della Corte dei conti, per «i 6,7 milioni di contribuenti dichiaranti un reddito medio-alto e alto. La franchigia e il tetto complessivo alle detrazioni e, soprattutto, la franchigia agli oneri deducibili supererebbero i benefici della riduzione delle aliquote Irpef. E gli aumenti Iva si scaricherebbero su un livello di consumi relativamente elevato».

La tenaglia dei partiti
Insomma, c’è molto da rivedere. La legge di stabilità sta infatti ricompattando la maggioranza dei partiti, che alla vigilia  dell’arrivo della “manovra” in Parlamento preparano un pressing sul governo  per modificare le misure di intervento decise dall’esecutivo. Ieri Monti ha incontrato Berlusconi e il segretario del Pdl, Alfano, mentre oggi incontrerà Bersani. Non va il combinato disposto di Iva e Irpef previsto dall’esecutivo che rischia di penalizzare le fasce più deboli del Paese. I partiti della maggioranza vogliono soluzioni diverse su questo e su altri  punti. Il leader del Pd, Bersani, è stato molto esplicito sulla questione scuola, mentre a preoccupare il coordinatore nazionale del Pdl, Ignazio La Russa, sono «i tagli “iniqui” previsti dal governo al comparto sicurezza, che, se approvati, metterebbero a rischio la sicurezza stessa delle forze dell’ordine e abbasserebbero la qualità di vita degli stessi operatori».

Consumi ko
Tutti i settori sono sotto stress per la legge di Stabilità in via di approvazione. Ieri si è aggiunta la rabbia del presidente di Confagricoltura, Mario Guidi: «L’aumento dell’Iva deprimerà ancor più i consumi e genererà problemi in modo particolare al settore agroalimentare dove si assiste, per la prima volta, a una riduzione dei consumi di oltre il 6%. Un dato preoccupante che non è controbilanciato dalla riduzione della pressione fiscale». E in relazione alle affermazioni del presidente dell’Istat, ha aggiunto: «Giovannini ha evidenziato che la riduzione d’imposta media per famiglia prevista dalla legge Stabilità è di circa 240 euro. Troppo poco per generare una ripresa dei consumi».