Il caro-benzina? Non è un problema perché adesso non c’è più il Cav…

Ma Berlusconi la paga la benzina? Le nuove femministe, rispuntate all’orizzonte durante il governo del Cav e ripiombate nel limbo dopo le sue dimissioni dello scorso novembre, ironizzavano sul prezzo del carburante, accodandosi alla campagna propagandistica del Pd. Le associazioni dei consumatori non erano da meno, parlavano di "pecetta perpetua", di famiglie strangolate dalle pompe di carburanti e dall’uomo di Arcore, di pendolari in crisi, di municipalizzate del trasporto pubblico in difficoltà e così via. E la sinistra cavalcava la protesta. Bersani, dai palchi della Festa democratica, tuonava; "Quanto ancora deve aumentare il carburante per costringere il centrodestra ad intervenire? Berlusconi ci risponda in tempi brevissimi", il governo è colpevole perché con l’Iva lcra addirittura sugli aumenti. Ma diamo un occhio alle cifre: nell’ultima fase del governo del Cavaliere il prezzo della benzina viaggiava a quota 1,4 euro, oggi oscilla tra 1,9 e 2,1. In pochi mesi gli aumenti sono stati del 33 per cento. Eppure Bersani non ha detto una parola contro i tecnici, limitandosi nelle scorse settimane a chiedere ai petrolieri una maggiore responsabilità nel sostenere il governo – queste le sue testuali parole – "nello sforzo che sta facendo per mantenere sotto controllo l’inflazione". Una dichiarazione morbida, che fa a pugni con la realtà ed è l’esatto opposto di quello che il leader del Pd sosteneva un anno fa, quando i costi erano di gran lunga inferiori e accise e Iva non erano state ancora aumentate. Ciliegina sulla torta: nei giorni scorsi Bersani ha avuto il coraggio di aprire il tour elettorale delle primarie facendosi fotografare davanti a una pompa di benzina. Sarà stata anche il vecchio impianto del padre, ma sempre un paradosso è. Con il caro-pieno che taglieggia gli italiani usare gli erogatori di carburante come sponsor è come parlare della corda in casa dell’impiccato. Un po’ di pudore non guasterebbe.