I tempi lunghi della giustizia, male del secolo (d’Italia)

La vera ragione per cui le aziende fuggono dall’Italia sono i tempi incerti e inauditi della giustizia civile. E lo sanno tutti, anche se il governo dei tecnici – avendo anch’esso battuto in ritirata dinanzi all’impossibilità di riformare la giustizia – assicura che anche questo è in realtà dovuto alla “corruzione”, altro male endemico che  SuperMario (giurano i fedeli) potrà fugare con il semplice varo di un decreto.
Ma passando dal generale al particolare, parliamo di questo giornale. Che ancora esiste – salvaguardando l’occupazione e il livello professionale del prodotto – malgrado tutti scommettessero (e molti sperassero) che non sarebbe sopravvissuto alle crisi economiche oltreché politiche. E invece ce l’avevamo fatta, superando i contenziosi con chi da attore interno si era trovato nella parte di esterno ostile e di avversario giudiziario più che politico. Sono stati trovati gli accordi, tagliate le spese (senza tagliare teste), riconosciuta la plausibilità e la correttezza del passaggio della proprietà del giornale e dei suoi oneri alla Fondazione che – nel documento del congresso di scioglimento – An aveva investito della propria eredità fisica e morale, rimosso gli ostacoli legali frapposti al riconoscimento della Fondazione stessa e infine dato risposte concrete ai dettati dei liquidatori del patrimonio del movimento nominati dal Tribunale di Roma. Tutto era pronto per il rilancio, ma il Presidente del Tribunale è stato sostituito e il nuovo Presidente, come è nel suo diritto, ha deciso di riesaminare la documentazione. In attesa delle sue decisioni il rifinanziamento è bloccato e così gli stipendi e i pagamenti. I lavoratori resistono ma i fornitori non sono tenuti a farlo. Questo può significare la chiusura di una azienda solvente e in salute.
Assurdo.