Gasparri: «Rilanceremo il Pdl: nessun piano B»

Niente «fiera delle vanità», niente «conta interna», niente «frammentazione». Pena la perdita dell’occasione di rilancio. All’indomani del tavolo delle regole, in cui sono stati posti i primi paletti procedurali per la celebrazione delle primarie, Maurizio Gasparri elenca i pericoli da cui il partito deve guardarsi per evitare che la chiamata alla partecipazione popolare diventi un obiettivo fallito. E ricorda: «L’elettorato in questa fase è molto disorientato, è importante coinvolgerlo su proposte e candidature che possano essere credibili. Le primarie – sottolinea il capogruppo del Pdl al Senato – servono per scegliere una persona che faccia il candidato premier, poi potrà vincere o non vincere, ma deve essere una figura che possa potenzialmente incarnare quel ruolo, anche di fronte alle categorie produttive, ai sindacati».

Le premesse per riuscirci ci sono? Le ricostruzioni della riunione del tavolo delle regole raccontano di un confronto piuttosto agitato e anche le ipotesi di candidature che circolano in questi giorni non sempre appaiono all’altezza del ruolo…

Nella riunione c’è stata un po’ di discussione sui dettagli, c’è chi affronta le cose con piglio troppo polemico, troppo da protagonista. La questione delle firme, per esempio. Sono primarie per proporre un potenziale presidente del Consiglio o sono un gioco di società? Se uno si propone come presidente del Consiglio non dovrebbe avere problemi a raccogliere cinque, dieci, ventimila firme, quante sono, altrimenti uno che rappresentatività ha? Se voglio partecipare alle Olimpiadi di nuoto penso almeno di dover imparare a nuotare, altrimenti non posso avere velleità. Lo spirito polemico, il protagonismo personale vanno messi da parte, questa è una cosa seria, per rilanciare una presenza seria e credibile del centrodestra. Si può pensare anche a un rinnovamento del partito, a una denominazione nuova, a ulteriori apporti, ma da due cose ci dobbiamo guardare: dall’immobilismo e dal protagonismo deteriore, dall’agitazione di personaggi privi di consistenza.

Lei parla di centrodestra, ma le primarie sono del Pdl.

Questa situazione deriva dal momento politico. Io non ho nulla in contrario alle primarie di coalizione, ma non c’è la coalizione. E anche se sono limitate al Pdl e alle realtà limitrofe, le primarie sono comunque un momento di vitalismo, di confronto, di legittimazione da parte della base democratica. Sono comunque utili, anche se non sono aperte a uno spettro più ampio di forze.

Ha detto che non devono diventare una fiera delle vanità, una conta, un momento di frammentazione. Non teme possano diventare anche una resa dei conti?

Le primarie non sono un congresso, sono un momento di promozione di proposte e persone per la guida dell’Italia in una fase drammatica. Il Paese è in difficoltà, chi si presenta per governare deve dire anche quali sono le montagne da scalare. Se uno non è credibile in questo ruolo non viene ben accolto e la questione è risolta. Di contro se noi sapremo presentare nomi e progetti credibili potremo avere davvero un grande slancio.

E se questo slancio non ci fosse varrebbe l’ipotesi della federazione, di cui ha parlato La Russa?

Io e La Russa lavoriamo con sincerità e passione alla prima ipotesi, al rilancio del Pdl. Lo facciamo con grande umiltà e determinazione, quindi ipotesi subordinate non le voglio nemmeno prendere in considerazione. Poi vedremo quello che succederà.

Il Pdl sperava nella vittoria in Sicilia anche in termini di rilancio. La sconfitta quanto peserà?

Le sconfitte sono sempre negative, ma un’area del 25 per cento di elettori del Pdl e delle altre liste in un momento in cui le circostanze erano tutt’altro che favorevoli o facili, ci ha scelto. Per cui ora dobbiamo ripartire, reagire.

Aveva preso in considerazione la possibilità di un risultato del genere?

Io, come tanti, speravo in un risultato migliore, ma ci sono state troppe polemiche e discussioni, ci sono stati gli scandali del Lazio e della Lombardia, c’è stata quella condanna persecutoria, devastante e vergognosa così a ridosso del voto. Io capisco anche la rabbia di Berlusconi, il taglio molto polemico della sua conferenza stampa di sabato. E poi, naturalmente, la divisione con Miccichè, che prima ha lanciato Musumeci e poi si è sfilato… Gli avvenimenti sono stati tali e tanti e così negativi che nulla ha giovato alla causa, nonostante la grande performance elettorale di Musumeci.

Che ha pensato di fronte alla conferenza stampa di Berlusconi?

Che manifestava una reazione umana e una giusta rabbia di fronte a una condanna intollerabile e vergognosa. Che il contesto da tenere presente era quello, ma anche che stava confermando le primarie e il fatto che non si sarebbe candidato.

Quanto c’è di vero in ricostruzioni come quelle di Repubblica, secondo cui Alfano avrebbe dalla sua 300 parlamentari a fonte dei 30 di Berlusconi?

Francamente la situazione è complicata, ma è anche inquinata da racconti, da narrazioni fuori dalla realtà, piene di livore e malafede, fatte per complicarci ulteriormente la vita. Non c’è alcuna tensione tra Alfano e Berlusconi, io sono stato testimone di decine di riunioni in cui si è lavorato gomito a gomito per affrontare tante difficoltà.