Formigoni annuncia: ora alle urne

«Questa legislatura regionale è giunta al termine. Parole ultimative quelle pronunciate ieri da Roberto Formigoni che mettono la parola fine alla ridda di ipotesi e retroscena sulla permanenza della consiliatura al Pirellone. E aprono il count down verso le elezioni anticipate. Prendendo la parola in aula il governatore  ha confermato di aver nelle sue mani le dimissioni dei consiglieri del Pdl e di voler procedere alla riforma della legge elettorale regionale prima di sciogliere il consiglio. Obiettivo: eliminare il tristemente noto listino bloccato. «Si può fare in tempi rapidissimi e nel corso di questa settimana è possibile cambiare la legge, poi scatteranno le dimissioni dei consiglieri». Anche gli esponenti del Pd sono «assolutamente disponibili ad associare le nostre firme a quelle del Pdl la prossima settimana o anche già oggi per porre fine alla legislatura in Lombardia».
Il timing è scritto. Il 25 ottobre è stata convocata una seduta ad hoc per discutere sulla riforma elettorale, ha comunicato il presidente del Consiglio regionale, Fabrizio Cecchetti, aggiungendo che all’unanimità è stato deciso all’unanimità di impegnare la commissione Affari istituzionali a riunirsi da domani (oggi) fino a venerdì per trattare l’argomento. Sul tavolo l’abolizione del listino bloccato, auspicato sia dalla maggioranza che dall’opposizione. Una volta approvata la riforma, il Consiglio regionale potrebbe sciogliersi per tornare al voto.
Sullo sfondo la guerra di nervi con la Lega che, con una piroetta che ha sorpreso e innervosito i vertici del Pdl, ha staccato la spina al governatore e adesso, per capitalizzare al massimo un consenso in calo, punta a candidare un suo uomo. Magari lo stesso Maroni che in un’intervista non ha escluso la sua discesa in campo. «Io credo che Formigoni debba mantenere i nervi saldi – consiglia malizioso – non c’è stato alcun tradimento da parte nostra, ma in queste condizioni continuare come se nulla fosse era impossibile. In Lombardia siamo alleati e la Lega non ha rotto questa alleanza, che anzi può continuare. Ma la sola idea di contiguità con la ‘ndrangheta è insopportabile e richiede la massima discontinuità». Al Corriere confida che «la massima ambizione di un federalista, senza dubbio, è quella di poter governare la propria Regione. Per quanto mi riguarda, ne sarei onorato, e posso anche dire che sarebbe per me certamente più importante e gratificante che non fare il ministro». Tuttavia, l’ex ministro delle Riforme assicura che «non è certo una questione personale». Da via dell’Umiltà insistono sul “tradimento” del Carroccio che si era impegnato a proseguire la consiliatura dopo la richiesta accordata di azzerare l’attuale giunta Formigoni. Hanno capito male, insiste Maroni, l’accordo era su tre punti (azzeramento della giunta, nuova legge elettorale e approvazione del bilancio entro Natale) ma non c’era nessun impegno «per arrivare al 2015».
Formigoni non ci sta, «ritengo irrituale che il capo di un partito che ha fatto cadere la Giunta che ha lavorato bene possa pretendere di essere il candidato», dice con il consueto self control. Alla polemica sulla data del voto anticipato si unisce quella sul toto candidature con il Carroccio ad agitare il fantasma delle primarie. «Formigoni dice che sarebbe irrituale che Maroni si candidasse? Lasciamolo decidere ai cittadini lombardi, questo weekend nei 2.000 gazebo della Lega e, perchè no, fra qualche settimana ai gazebo di tutto il centrodestra», scrive su facebook il supermaroniano Matteo Salvini.
Il Pdl non ha intenzione di cedere agli amici leghisti la Lombardia e intende osservare l’accordo non scritto sancito alle scorse regionali che prevedeva il Piemonte e il Veneto al Carroccio e la Lombardia al Pdl. Il che non significa – come chiariscono dal Pdl – che a cascata devono cadere le giunte di Piemonte e Veneto ma che l’intesa sulla Lombardia va rispettata. Alla Lega il partito di Alfano chiede serietà e coerenza senza escludere di poter continuare a lavorare insieme. Nessun problema in Piemonte, dove la giunta del leghista Roberto Cota è sostenuta dal Pdl. Da via dell’Umiltà confermano la rotta: elezioni anticipate il prima possibile e nessun coinvolgimento a cascata sulle altre regioni del Nord. «Prima si vota meglio è. Non si può tenere in sospeso una situazione così delicata per mesi»», chiarisce Altero Matteoli, «l’accordo con la Lega non ha retto. Quando si verificano situazioni di questo genere sono gli elettori che debbono assumersi le loro responsabilità». L’ex ministro ha escluso che ci sia un «effetto domino» con le altre regioni governate dal centrodestra: «la Guardia di Finanza sta controllando tutti i consigli regionali, sia quelli di centrodestra, sia quelli di centrosinistra. Non è colpa nostra se la maggioranza delle regioni è appannaggio del centrodestra, anzi questo è un merito politico». Sotto pressing nel pomeriggio Maroni stempera i toni confermando che l’esperienza di coalizione Lega-Pdl può continuare, «ma bisogna fare pulizia e mettere regole che impediscano di trovarci di nuovo un assessore arrestato perché colluso con la mafia, cosa che purtroppo è successa». Le regole – chiarisce il successore di Bossi – sono di controllo di chi si candida, che deve essere garantito con raggi x, y e z. «L’abbassamento della soglia dei controlli ha determinato l’infiltrazione della ‘ndrangheta. Prima che uno sia candidato deve passare il vaglio, come accade nella Lega. Da noi c’è un controllo politico e sociale dei candidati. Ma questo è compito dei partiti. Questo codice etico e morale, assolutamente irrinunciabile, deve essere adottato da tutti».