E i moderati restano senza leader

Da mesi molti invocano l’unione dei moderati ma si trattava solo di vuote parole, perché ora che ci sono le condizioni per passare ai fatti c’è chi si sfila, chi si mostra perplesso e chi prende tempo. Eppure il segnale che molti aspettavano è arrivato: il passo indietro di Silvio Berlusconi per riaggregare i moderati del centrodestra e l’appoggio per un eventuale Monti bis è stato un segnale ben preciso e ha smentito tutti coloro i quali descrivevano il Cavaliere arroccato sulle sue posizioni e indisponibile a mettersi da parte per avviare una nuova stagione politica. Ma la proposta di Berlusconi sembra non riscuotere i consensi che invece avrebbe dovuto avere. Fini ha detto chiaramente “no”. Montezemolo si mostra possibilista e Casini tergiversa. Il gesto dell’ex premier per il leader dell’Udc può avere «un seguito solo ed esclusivamente se l’unità dei moderati la si intende e la si costruisce sulla base di un comune programma di governo». Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo ha osservato:  «Il passo indietro di Berlusconi è importante, è un gesto di responsabilità però il rinnovamento deve investire non solo i leader, ma l’intera classe dirigente politica, locale e nazionale». Casini temporeggia forse nella speranza che il progetto non prenda piede. «L’appello all’unità dei moderati – ha detto – è stato usato troppo spesso per fare politiche tutt’altro che moderate. Invito tutti alla calma, alla riflessione, alla moderazione, perché non si può fare un discorso astratto che non ponga al centro i contenuti. I moderati italiani molto spesso sono stati illusi e non c’è niente di peggio che dare loro illusioni che si trasformano in nuove delusioni. Occorre – ha rimarcato – recuperare sobrietà e senso dell’onestà». Quando i giornalisti gli hanno chiesto se Berlusconi possa fare qualcosa di “concreto” per rendere possibile l’unità dei moderati, l’ex presidente della Camera ha replicato: «Allora non ha sentito quanto ho detto…». Poi ha aggiunto: «Queste parole sono rivolte a tutti: troppo spesso gli appelli all’unità dei moderati arrivano da chi porta avanti politiche tutt’altro che moderate». Un modo come un altro per prendere tempo in una fase in cui invece bisogna accelerare in vista delle prossime elezioni. E a dimostrazione che il Pdl faccia sul serio, nel primo pomeriggio di ieri Berlusconi proprio per dar seguito alle sue dichiarazioni ha convocato a Palazzo Grazioli il vertice del partito. A via del Plebiscito erano presenti Angelino Alfano, Ignazio La Russa, Denis Verdini e capogruppo in Senato Maurizio Gasparri. C’era anche Gaetano Quagliariello che però non si è trattenuto a lungo. Al termine del vertice Gasparri è tornato a parlare del passo indietro del Cavaliere: «Aspettiamo risposte. Berlusconi ha fatto un atto di generosità, vediamo se questo tema prenderà corpo». E poi ha detto la sua sull’ipotesi di aggregare i moderati. Casini? «Nessuno – ha assicurato Gasparri – ha numeri così importanti per immaginare di essere autosufficiente. Non ci sono numeri sfolgoranti. Le coalizioni si formano sui programmi e su contenuti omogenei. Berlusconi ha aperto questo confronto, vediamo se può andare avanti». Quando gli chiedono se il Pdl sia disponibile anche a tornare in coalizione con Gianfranco Fini, Gasparri ha replicato: «Il problema sono i contenuti, non le persone». Ci sarà lo scioglimento del Pdl? Gasparri replica: «Sono titoli di giornale. Noi lavoriamo per aggregare i moderati intorno a un programma». E sulla stessa linea si attesta Gaetano Quagliariello: «L’unità dei moderati sui costruisce sui contenuti, altrimenti all’ideologia si rischia di contrapporre qualcosa di ancora peggiore, ovvero un dibattito politico basato su sigle, formule e contenitori.  Come fin dal 1994 il percorso di Berlusconi e del centrodestra ci hanno insegnato, essere alternativi  alla sinistra ed essere  riconosciuti come tali da un elettorato moderato maggioritario nel Paese significa innanzitutto  saper proporre un messaggio, unire sensibilità diverse su un’idea di Italia e su un progetto per il bene comune».