Così tutto cambia per rimanere uguale

Assicura che avrà «una maggioranza bulgara», tratta con sufficienza i «grillini», ammicca a Miccichè. All’indomani della vittoria, Rosario Crocetta sa che le urne possono mandare al governo, ma non per questo conferire un’effettiva possibilità di governare. E, con il suo 30.5%, si prepara ad affrontare un mandato che ha tutte le premesse per diventare una corsa a ostacoli. Crocetta e la sua coalizione hanno complessivamente 38 deputati regionali, sui 90 complessivi. Il centrodestra ne ha 20. Il Movimento 5 stelle ne conta 15 e altrettanti ne ha lo schieramento che ha sostenuto Miccichè. Benché Crocetta dica che «il mercato degli inciuci è finito» e che «il mio governo sarà sostenuto dall’alleanza con la quale sono stato eletto», dovrà necessariamente cercare altri appoggi in aula. Ovvero rivolgersi o alla coalizione Grande Sud di Miccichè-Mpa di Lombardo o al Movimento 5 Stelle. In un quadro in cui i primi fanno riferimento a un deputato a suo tempo eletto nel Pdl e all’ex controverso governatore e i secondi rappresentano la novità del quadro politico siciliano, ci si aspetterebbe che Crocetta rivolgesse la sua attenzione a questi ultimi, tanto più alla luce del fatto che vuole presentarsi come un presidente di rottura. Le dichiarazioni della prima ora, invece, puntano in direzione opposta: l’esponente del centrosinistra tira frecciate ai grillini e strizza l’occhio al Micciché alleato di Lombardo.
«I grillini sono deputati come tutti gli altri. Pensano di potere contribuire ad approvare le leggi o intendono continuare a “grillare” anche in Parlamento?», ha detto il governatore, al quale in mattinata Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 stelle aveva teso una mano. «Siamo pronti a sostenere tutte le proposte di buon senso per i cittadini, non ci saranno problemi per votarli. Crocetta – erano state le parole di Cancelleri – parla di un’alleanza volta per volta, noi siamo convinti che si può portare avanti un governo del genere. Devono avere loro la grande capacità di sedurci con le proposte, altrimenti non li votiamo». Posizione che non è cambiata nemmeno dopo che Crocetta ha risposto non esattamente con garbo anche alla prima richiesta del movimento. «Ah, i grillini propongono di ridurre lo stipendio dei deputati a 2.500 euro? Dopo di che li facciamo suicidare i parlamentari, chiediamo a ognuno di loro quanti debiti hanno fatto per la campagna elettorale. Mica sono tutti miracolati del signore come i grillini, che sono stati eletti grazie a Grillo. Gli altri – è stata la replica di Crocetta – se li sono dovuti cercare il voto. È pura demagogia». «Sicuramente ci sarà chi vorrà immobilizzare l’Ars. Se saranno bravi a fare delle proposte importanti, il nostro voto non mancherà. Ma da qui a parlare di maggioranza bulgara ce ne corre…», ha commentato Cancelleri, che però sui 2500 euro si è dimostrato meno accondiscendente: «Io non so Crocetta a che stipendi sia abituato, ma per me è più del doppio del mio stipendio normale».
Di tutt’altro tenore è stato, per il neo-presidente, lo scambio di battute con Miccichè. «Se Crocetta dovesse chiamare, sarei felice di dargli una mano per il bene della Sicilia», ha fatto sapere da subito il leader di Grande Sud. «Se lui è disponibile a condividere il mio progetto, non c’è problema», ha risposto Crocetta, che ha cercato di puntellare la propria posizione ribadendo che «sia chiaro, io sono stato eletto da un’alleanza e quella rimane». Ma sul Pd siciliano pesa il precedente della scorsa legislatura: arrivati in Regione all’opposizione, dopo che Anna Finocchiaro era stata sconfitta da Lombardo, i democratici si sono poi ritrovati in maggioranza con quello stesso Lombardo contro il quale ora hanno corso e con il quale, a quanto pare, potrebbero non disdegnare una collaborazione.