Champagne, con la cura Monti solo i ricchi non piangono

Anche senza Fiorito lo champagne non sente aria di crisi. Crolla tutto, non si vende neanche un pacchetto di caramelle ma si va a caccia di bottiglie del vino spumante più famoso al mondo – che nell’immaginario collettivo viene associato alle feste al lusso – e non solo «per brindare a un incontro». Le bollicine non hanno problemi: sono state oltre sette milioni e mezzo le bottiglie di champagne affluite sul mercato italiano con una crescita del 6,3% in un anno. L’Italia rappresenta uno dei mercati più ghiotti, con 470 marchi. Ma sì, forse è ritornata la luce, come dice Monti. Macché, neanche per sogno. Le cifre positive sullo champagne sono di facile lettura: chi poteva permetterselo prima, può permetterselo oggi (e sono quelli che i portafogli continuano ad averli pieni). Così come accade con il mercato immobiliare: c’è la crisi, la gente non riesce a contrarre il mutuo e le case vengono acquistate soprattutto da chi ha i contanti pronti in cassa, quindi i Paperoni che approfittano del calo dei prezzi per investire. Perfetto, sono i grandi risultati della “cura Monti”: il ceto medio s’è ritrovato all’inferno, gli operai non sanno come andare avanti, impiegati e pensionati frequentano solo i discount. Però – come dicono i “seguaci” del premier – i mercati sono tranquilli e i banchieri sorridono. E solo i ricchi non piangono.