Casini a Bersani: con Nichi? Che orrore

Ritrova la verve centrista, che si sposa bene con la benedizione a un eventule Monti-bis condivisa con Gianfranco Fini. Pier Ferdinando Casini commenta con sdegno post-democristiano, anzi con «orrore», la candidatura di Nichi Vendola alle primarie democratiche. «Stimo Bersani ma non sono convinto, e anzi inorridisco, all’idea che il futuro possa essere affidato all’alleanza tra Bersani, persona ragionevolissima, e Vendola, che invece è politicamente non adatto a poter governare questo Paese. Il combinato disposto di Bersani e Vendola produrrebbe un pessimo risultato». È qualcosa di più del vecchio refrain dell’allarme-ammucchiata sotto i cieli della sinistra che ha fallito miseramente ai tempi dell’Ulivo. Un consiglio, quello del leader dell’Udc? O un avvertimento del tipo “se pensate di accarrozzarvi Sel non avrete la nostra collaborazione”? A scanso di equivoci Casini chiarisce di essere allergico alle primarie («è un problema che riguarda il Pd»). Bersani non gradisce: «Casini dice che è rispettoso verso di me, ma certe parole sono un po’ forti. Il centrosinistra ha portato l’euro in Europa mentre Casini inorridiva insieme a Berlusconi».
L’entrata in campo del governatore pugliese da ieri è nero su bianco. Non un videomessaggio, notizia che era circolata nei giorni scorsi, ma un messaggio su facebook per dire «accetto la sfida. Per vincerla». Ci sarà anche lui a competere con Bersani che la prende sportivamente, «per me è una bella giornata», dice ma come sempre è costretto a giocare in difesa. «Facciamo le primarie non per delle conte interne ma per accorciare la distanza abissale tra politica e società. Voglio far passare un’idea: prima l’Italia, poi il Pd e poi i destini personali. Le ambizioni arrivano al terzo posto o non possiamo dare una mano all’Italia», dice in un web talk con i militanti spiegando perché, nonostante le norme dello Statuto prevedano che il segretario sia automaticamente il candidato a Palazzo Chigi, abbia deciso di fare le primarie per la premiership. Poi spara a zero sull’ipotesi di grande ammucchiata, per recuperare un po’ di terreno su Matteo Renzi e per rispondere a quel rompiscatole di Casini, che si è montato la testa con gli ultimissimi sondaggi che attribuirebbero al terzo polo il 20 per cento. «Se c’è la palude, noi non andiamo nel governissimo ma nell’ingovernabilità. Se accade questo – sbotta Bersani – io con Berlusconi non ci sto: chi pensa questo lo farà senza di me. Io mi fermo un giro e così anche il Pd». A largo del Nazareno la notizia della candidatura del governatore pugliese, per quanto annunciata da settimane, produce molti contraccolpi. Marina Sereni chiede di sottoscrivere un accordo politico e programmatico chiaro che garantisca «il rispetto degli impegni assunti in Europa e un patto di legislatura con le forze moderate di centro per portare avanti un programma di riforme profonde che saranno necessarie e richiederanno una vasta alleanza politica e sociale». La parola d’ordine è far buon viso a cattivo gioco, tutti sostengono che l’ingresso di Sinistra e libertà è la prova che le primarie sono una cosa seria e non un congresso del Pd mascherato. Per Laura Puppato, anche lei candidata alla premiership,  è la testimonianza che le primarie coinvolgono tutto il centrosinistra, la candidatura dell’amico Nichi «costituisce un valore aggiunto tanto al dibattito che stiamo sviluppando in queste settimane quanto al futuro governo del Paese». Poi avverte che il patto tra chi partecipa prevede che tutti sosterranno con lealtà il vincitore, quindi «da oggi è ufficiale l’alleanza per il governo tra il Pd e Sel». Parole senza appello che non danno certo una mano alla diplomazia democrat. «Un’alleanza», spiega la consigliera veneta, «che, nonostante quello ha dichiarato Casini, funziona in moltissime amministrazioni locali». Bruno Tabacci, anche lui candidato, si dice «molto contento» perché la candidatura vendoliana mette in chiaro le posizioni, uno con Monti, l’altro contro. Matteo Renzi fa sapere che darà forfai all’assemblea nazionale del Pd in programma per sabato prossimo. Ufficialmente è impegnato al Sud per il suo tour elettorale, ma è evidente che preferisce i bagni di folla alle risse sulle regole delle primarie, una dei tanti grattacapi di Bersani. Per il sindaco di Firenze parla il renziano Domenico Petrolo: «Spero che l’assemblea di sabato dia il via a un confronto aperto, che abbia le stesse regole applicate negli ultimi anni. Senza scoraggiare, magari agitando lo spauracchio di Batman e dipingendo un clima inquinato, tutte le persone per bene che vogliono votare e avvicinarsi al centrosinistra. Chi si candida a guidare l’Italia deve avere la legittimazione di milioni d’Italiani». Che tradotto significa: caro Pier Luigi non avere paura del curriculum vitae di chi vota e lascia partecipare tutti. Le regole, appunto, un sudoku che imbriglia il Pd, come quello da risolvere per trovare una via d’uscita sulla riforma elettorale. «Se mai ci sarà il doppio turno delle primarie – si inserisce Beppe Fioroni –  ho il terrore che nella conflittualità frontale ci sarà uno che presenterà un partito di sinistra di trenta anni fa, e l’altro che ricorderà le scenografie e i peggiori programmi di Forza Italia di venti anni fa. In quel caso non ci sarà più il Pd e ciascuno di noi dovrà fare un’altra scelta». Abbiamo lavorato tre anni – aggiunge l’ex ministro che rappresenta gli ex popolari – per fare un progetto di programma che è stato votato da tutti i candidati del Pd, compreso Renzi. Se poi ciascuno alla fine fa il proprio programma, diamo l’idea agli italiani di essere oggi peggio dell’Unione con un Pd balcanizzato». Giorgio Merlo chiosa: il rapporto con Casini è fondamentale, non per un atto di cortesia personale, ma perché senza l’apporto delle forze moderate al Pd non resta che riproporre, seppur in forma aggiornata, l’ormai impresentabile gioiosa macchia da guerra».