C’è qualcuno che vuole la Minetti. È Tinto Brass

Le dimissioni di Nicole Minetti dal Consiglio regionale della Lombardia? sono «una splendida notizia» secondo l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, che non ha rinunciato a una battuta. «Adesso, come spero – ha detto – ci sarà una telefonata di Tinto Brass che la inviterà a fare un film, su Venere callipigia che guarderò con grande piacere». La battuta di Albertini plana sugli ospiti di Agorà, e trova l’approvazione di Giampiero Mughini. La giornalista del “Corriere” Maria Teresa Meli giudica che l’uscita di Albertini sia maschilista. Insorge Mughini: «Perché, non sarebbe un lavoro adatto alla Minetti? Cosa c’è di maschilista? Io lo vedrei un film con la Minetti…». E Tinto Brass, chiamato in causa, approfitta al volo dell’idea: «Certo che la prenderei in un mio film, ma mi dovrebbe dimostrare tutte le sue qualità». E così, se si parla di maschietti, la rottamazione prende strade alate, ci si arrovella sulla selezione della classe dirigente, si invocano le primarie, si tira fuori il merito. Il tramonto del velinismo alla Minetti, invece, è avvolto da ironie e sottintesi e il mito frantumato delle “quote erotiche” appare senza veli, persino un po’ sguaiato. Minetti è la Venere ripudiata su cui riversare sorrisi consolatori. Peccato però che non ci sia niente da ridere.