Tritacarne mediatico: la sinistra segua la fiction su Tortora. E provi a riflettere

Venne fatto sfilare, tra i flash dei fotografi e le telecamere dei telegiornali, scortato da due carabinieri e con le manette in bella vista a stringergli i polsi. Una gogna che ebbe termine il 15 settembre 1986, con l’assoluzione con formula piena. Il protagonista è l’indimenticato Enzo Tortora. E il suo caso sarà riproposto su Raiuno in una miniserie che andrà in onda domenica e lunedì. «Mi hanno messo una bomba dentro», diceva il conduttore parlando del dolore che aveva provato e che continuava a provare. «Pagò un prezzo altissimo a causa dell’errore giudiziario che resta una pagina buia del nostro paese», ha commentato Ricky Tognazzi, regista della fiction. E torna il termine «tritacarne». Perché anche allora entrò prepotentemente in gioco il tritacante mediatico e giudiziario. Lo stesso tritacarne che oggi continua ad agire indisturbato, modificando gli equilibri politici e spesso creando le condizioni per i cosiddetti “golpe istituzionali”. Il tutto con il colpevole (e complice) silenzio della sinistra, ostile a qualsiasi riforma della giustizia. Una sinistra che forse farebbe bene a seguire le due puntate su Enzo Tortora. Quantomeno per provare a riflettere.