«Signori, va tutto bene», parola del mago Mario Monti…

Prima hanno detto agli italiani che erano a un passo dal burrone e che solo un miracolo di un “santone” li avrebbe salvati. Poi è arrivato lui, Mario Monti, ed è stato accolto come un mago. E alla stessa stregua dei maghi che per anni imperversavano in tv, ha chiesto soldi, attraverso tasse e stangate di ogni forma e misura, lasciandoli quasi sul lastrico. Poi, quando sono partite le denunce (politiche) sul suo operato, è riapparso per annunciare: «Tranquilli, vi ho salvato». E l’ha fatto in pompa magna, alla Fiera del Levante, «abbiamo evitato il tracollo», «abbiamo cercato di rendere più difficile a qualche straniero “to eat Italy” (“di mangiarsela") in un boccone solo». Ergo, seguendo il suo filo logico, bisognerebbe ringraziarlo per aver aumentato la benzina e aver fatto pagare l’Imu, tanto per citare un esempio. Perché coi maghi non si scherza. Peccato che i dati ufficiali gli diano abbondantemente torto. Ma lui su questo aspetto non parla.

La realtà dei numeri
La recessione non è stata mai tanto forte (l’Ocse parla di un Pil che quest’anno diminuirà del 2,4%) i redditi delle famiglie hanno subito una flessione del 3%, i consumi sono crollati, la disoccupazione è alle stelle e le tasse pure. Ma il premier non se ne cura: «Guardando dentro di noi», ha detto, ci rendiamo conto che la ripresa «può dirsi cominciata». Il motore, secondo lui, è acceso. Ma la macchina partirà? Forse. Secondo il premier tutti, comprese le parti sociali, dobbiamo adoperarci per questo capendo, ad esempio, «che molti problemi sono stati originati da una politica che ascoltava troppo».

Tutto fumo e niente arrosto
Il premier, però, vende soprattutto fumo. E non è una novità. Si comporta come un illusionista che pretende di tradurre in immagini concrete quelli che al momento risultano essere soltanto dei desideri. Parla da filosofo più che da economista e da uomo di Stato. Per nove mesi ha tartassato gli italiani sostenendo che c’erano lo spread e i mercati finanziari da tenere a bada, adesso scopre l’economia reale e la necessità di far crescere il Paese. Come fare, però, al momento è un’incognita. Lo slogan sulla produttività lanciato dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera non basta. Anche perché il governo al primo incontro con gli industriali si è già tirato fuori affermando che il compito riguarda imprese e sindacati. L’esecutivo per ora è un osservatore e potrà intervenire solo per facilitare un’eventuale intesa. Nessuno, però, si faccia delle illusioni, perché il piatto piange e le risorse economiche necessarie mancano. «Non possiamo – ha detto ieri Monti – favorire accordi rendendoli facili con la lubrificazione di denaro pubblico che non c’è più». Ben presenti sono invece le conseguenze create dai vari provvedimenti del governo tecnico che ci hanno resi più poveri, creando esodati e disoccupati e facendo chiudere migliaia di imprese che con la tassazione attuale non riesceno a essere competitive con la concorrenza estera.

Ottimismo ingiustificato
Ciò malgrado il presidente del Consiglio va avanti come un treno. Qualche settimana fa ci aveva fatto sapere di vedere la luce in fondo al tunnel, poi ci ha detto che «l’Italia sarà presto fuori dalla crisi», ieri è giunto ad affermare che «è già ripartita». Nove mesi a Palazzo Chigi hanno trasformato il tecnico Monti da stratega del rigore in sponsor dell’ottimismo. Su cosa si basi la sua convinzione però non si capisce. Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat dopo aver registrato i pessimi dati di agosto del settore auto, ha invitato a guardare bene in fondo alla galleria dove a Palazzo Chigi vedono la luce, perché è possibile che si tratti di un treno in arrivo che rischia di travolgerci tutti. Parole usate ad arte per alleggerire il clima, ma anche una riflessione che in molti a livello imprenditoriale condividono. Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, guarda allo scenario che si va profilando di fronte agli italiani e parla di «autunno bollente». Non a caso.