Per Renata è già campagna elettorale

Non è di certo il giorno del silenzio. All’indomani delle dimissioni Renata Polverini torna a far sentire la sua “voce”, prima con manifesti stampati in tempo record e affissi per le strade di Roma, poi in dure interviste televisive. Volto serio, con l’espressione grintosa che guarda dritto negli occhi il suo ipotetico interlocutore, il manifesto riporta il simbolo della fondazione Città Nuove ed è firmato, in corsivo, Renata. «Ora facciamo pulizia – si legge – Questa gente la mando a casa io». Ma è in tv che rindossa l’elmetto e spara a zero contro il consiglio osservando in primis che «comportamenti immorali ai danni di questa Regione ci sono sempre stati. Non comportamenti con risvolti per forza giudiziari, ma morali ed etici. Ostriche e champagne venivano gustate prima del mio arrivo. Quando sono arrivata qui ho ripristinato la consuetudine di mangiare in mensa».
Per la Polverini è una giornata densa di impegni. Mattinata in ufficio per espletare le funzioni ordinarie della sua carica dopo le dimissioni. «Sono ancora nel mio ufficio – prosegue – ma come previsto dallo statuto rimarrò fino alle prossime elezioni. Mi auguro di poter tornare a una vita più normale di quella dell’ultimo mese». Ribadisce che nella giunta precedente si «sperperava. L’immoralità c’è stata. C’erano delle carte di credito nella dotazione del presidente della Regione e dei suoi collaboratori». «Io sono pulita». E a chi l’accusa risponde secca: «Potevo sapere? È come dire che Monti sapeva di Lusi». «Tutto – puntualizza – si è consumato al consiglio regionale. Noi deliberavamo 35 milioni per spese per il consiglio che li assegnava a ciò che riteneva più giusto. Non ho avuto sentore di come questi fondi venivano utilizzati, ma è storia che più volte abbia chiesto al presidente del consiglio di operare una spending review. Ero cosciente che erano troppi soldi e per questo l’ho scritto al presidente dell’aula». Poi parla dell’incontro avuto con Monti: «Non mi doveva consigliare nulla, infatti non lo ha fatto. Gli ho detto che avevo preso una decisione che avevo comunicato al capo dello Stato. Avevo il dovere di informare, prima della mia coalizione, chi rappresenta il Paese». Non sa se parlerà ai magistrati di quello che sa, «non posso aiutarli per quanto riguarda il consiglio, non credo ci sia un reato in quello che succedeva alla Regione», però li invita ad andare avanti «perché facciano la maggiore chiarezza possibile».
Già subito dopo le sue dimissioni c’è stato chi ha ipotizzato un suo avvicinamento all’Udc, lo stesso Luciano Ciocchetti la corteggia apertamente: «Sarei molto onorato di avere Renata Polverini nel progetto di Casini che va oltre l’Udc, e che mira a un grande progetto». Ma lei non svela le sue future mosse: «Se mi candido? Ci stiamo pensando in queste ore, sicuramente non mi ricandido nel Lazio. Non ne ho parlato in queste ore con nessuno. Del mio futuro politico rifletterò con me stessa. Sicuramente non sono più interessata a governare il Lazio». E chiarisce di non avere nulla contro i consiglieri centristi che si sono accodati alla farsa delle opposizioni: «Sono sempre stata con loro, anche Ciocchetti ha ribadito che voleva con me andare avanti perché con me aveva vinto le elezioni». Non solo interviste ma anche incontri. Uno dei primi a vederla è Francesco Storace, leader de La Destra, che come ha ricordato in conferenza stampa «in questi giorni ha sofferto con me». A chiarire i contenuti dell’incontro è stato poi lo stesso Storace: «È stata una chiacchierata: diciamo che si apre una fase molto interessante». E a chi gli chiede se fosse vero che Polverini si starebbe avvicinando a La Destra, risponde: «Questo è il momento in cui gli schieramenti subiranno tanti capovolgimenti… bisogna ragionare, mettere tanto sale in zucca e lavorare». Nel pomeriggio poi la Polverini incontra Berlusconi a Palazzo Grazioli, un incontro breve durato circa venti minuti al termine del quale però non rilascia nessuna dichiarazione. Il Pdl dopo le sue dimissioni è in subbuglio ma è lo stesso Cavaliere che cerca di ricompattare le fila del partito: «Renata Polverini si è assunta personalmente responsabilità che sono di sistema e riguardano tutte le classi dirigenti in ogni partito. Un gesto libero e di consapevolezza morale. Ora – dice – è necessario intervenire con estrema decisione, con coraggio e severità. Nessuno può chiamarsi fuori».