Per il compagno Chávez, un cane (di Stalin) per amico

«Costruire programmi per i giovani che promuovano i valori socialisti». La frase circola nei social network, specie nelle pagine firmate falce e martello. Calma, non siamo tornati al secolo scorso. È una delle risposte all’appello ai “compagni” lanciato da Hugo Chávez qualche mese fa: «Organizzatevi e usate il web per propagandare la causa comunista». Detto fatto. Rispuntano vecchie frasi riciclate dalle “nuove” parole d’ordine del presidente venezuelano: «Mezzi di produzione al servizio della società», «nuova internazionale geopolitica» e via dicendo. Sembra una riedizione aggiornata del marxismo, non a caso lo stesso Chávez parla di «socialismo del ventunesimo secolo». E i “compagni” del web condividono sulle loro bacheche, cliccando soddisfatti su “mi piace”. Proprio per questo, mai regalo fu più indovinato: Vladimir Putin ha donato a Chávez un cucciolo di terrier russo nero, noto come «cane di Stalin». Si tratta di una razza per lo più sconosciuta in Occidente, creata su ordine del dittatore sovietico all’inizio degli anni Cinquanta inizialmente per sorvegliare i carcerati. Il leader venezuelano sembra aver apprezzato molto il cucciolo (che ha tre mesi). Lo scorso luglio, invece, Putin aveva ricevuto un cucciolo di cane dal capo della prefettura giapponese di Akita in segno di gratitudine per gli aiuti russi dopo il terremoto e lo tsunami dello scorso anno: si chiama Yume ed è una cagnolina di pochi mesi dell’antica razza giapponese Akita, il cui possesso un tempo era limitato ai membri della famiglia reale e all’aristocrazia. Aristocratico Putin e stalinista Chávez. Non è un caso.