Napolitano usa il bastone e la carota con i “grillini”

Stavolta Grillo non può fare la vittima e gridare: “Sono tutti contro di me”. Infatti il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, in un passaggio del lungo discorso che ha tenuto ieri a Venezia, ha mostrato di guardare con attenzione ai «nuovi movimenti capaci di raccogliere anche sul terreno elettorale delusioni e aspirazioni, specie dei più giovani». Impossibile ignorarli, ha commentato Napolitano, sono importanti come i partiti “già in campo”. Un bel cambiamento rispetto alle giornate immediatamente successive alle amministrative dello scorso maggio quando dal Colle arrivò un commento tranchant al boom del Movimento 5 Stelle: «Io conosco solo il boom degli anni Sessanta». Difficile pensare che Napolitano abbia cambiato idea, più probabile che il suo accenno aperturista sia dovuto a realpolitk. Il Grillo vittima non conviene a nessuno, soprattutto a quei partiti che il Quirinale ha sempre difeso dagli attacchi del grillismo. E le recenti accuse di Bersani, che ha addirittura dato del “fascista” al blogger sceso in politica, hanno aggravato la situazione rischiando di fare di Grillo il punto di rfierimento di un magmatico sentimento antisistemico. Meglio allora blandire (ricorrendo alla manzoniana tecnica del “sopire e troncare”) piuttosto che esecrare. A Grillo non resta che meditare: quello di Napolitano, in fondo, è un benvenuto nella “casta” che lui dice di disprezzare tanto. Troppo comodo essere solo nemico, diventare complice è la punizione della “normalità”.