Napolitano Bbuono. Grillo Nobbuono

Come ebbe inizio questa laida storia? Due giornalisti vip del quotidiano di proprietà del patto di sindacato delle banche italiane pubblicano un pamphlet contro il Parlamento. Non dicono nulla di politico, ma si limitano ad un conto della serva di ogni centesimo speso o presuntamente ipotecato dai parlamentari, tutti e senza distinzione. Questo nel momento in cui la crisi si affaccia all’orizzonte e si comincia – anche grazie al quotidiano succitato – a spandere il panico “finiamo come la Grecia”. In un attimo si scatena la caccia all’untore. I responsabili delle difficoltà che si abbatteranno su ogni italiano non sono i banchieri né gli speculatori: è la Casta, coi suoi vitalizi e la sua spigola a 6 euro. Ovviamente questo parlamento più di tutti: un parlamento di “nominati”, voluto da Berlusconi, il responsabile in prima persona della crisi economica planetaria. Testimonial del nuovo sanculottismo che vuole l’aristocrazia parlamentare alla ghigliottina è il comico-tragico Grillo, insieme a Celentano e altri colleghi, con immenso spazio su tutti i media e una strategia per monopolizzare il web. Ma si pensava che il danno di consenso l’avrebbero pagato solo le destre e invece – come testimonia la fuga di “lettorato” da Repubblica e dall’Unità al Fatto – ora chi va con Grillo e Di Pietro sono gli ex di Bersani. Hanno acceso la miccia di Grillo e ora gli esplode in faccia. Sempre il Corrierone è quello che ha utilizzato la pubblicazione delle intercettazioni per distruggere l’immagine del governo all’estero, con le conseguenze note. Contestualmente dalla stessa centrale arrivava la ricetta: “Napolitano unico simbolo della identità e della dignità nazionale”. Ora, dal Corsera, il monito: si può intercettare tutti, ma non il Capo dello Stato (o più propriamente, in questo caso, i suoi sodali). E criticare Re Giorgio è un atto irresponsabile e antipatriottico, perché così si danneggia la credibilità dell’Italia all’estero (!).