Monsignor Viganò: «Il cinema mi ha insegnato a leggere la Bibbia»

Sedici minuti di applausi in sala per il film di Marco Bellocchio. Più che di sonno eterno, sostiene il regista, il film parla di “risvegli”. Nella scheda dell’opera, a cura della Commissione nazionale valutazione film della Cei, il giudizio pastorale recita: «Il film è da valutare come complesso, problematico e opportuno per dibattiti». Ne parliamo con monsignor Dario Edoardo Viganò, presidente della fondazione Ente dello Spettacolo, autore di autorevoli saggi sul cinema ed esperto di comunicazione. Il suo ultimo libro (“Cari Maestri. Da Susanne Bier a Gianni Amelio i registi si interrogano sull’importanza dell’educazione”) è stato presentato nelle più prestigiose università italiane.

Ha visto il film di Bellocchio “Bella addormentata”? Cosa ne pensa?

Siamo certamente di fronte a un lavoro autoriale importante che richiede una serie di competenze nel valutarlo. La storia, per la verità quattro storie incrociate, si snoda tenendo sullo sfondo la situazione di Eluana Englaro. Il tema è certamente molto delicato, esige precisione nel distinguere soprattutto l’atteggiamento di chi, rifiutando l’accanimento terapeutico, permette alla morte di sopraggiungere, dall’atteggiamento di chi invece fa della morte una scelta. Comunque sia, mi pare che la domanda che emerge dal film sia: “Se sono libero di scegliere, allora come devo vivere?”

Leggi l’articolo in versione integrale sul Secolo d’Italia del 7 novembre