Marò, il silenzio dura da troppo tempo

«Ho detto all’ambasciatore che i tempi della decisione della Corte suprema indiana sui marò italiani arrestati in India stanno superando i limiti della nostra sopportazione». Così l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa ha sintetizzato in poche battute l’incontro di ieri con l’ambasciatore indiano in Italia, Shri Debabrata Saha. Ad accompagnarlo nella visita istituzionale a sostegno della causa dei due fucilieri di marina indebitamente trattenuti a Kochi, una quindicina di parlamentari del Pdl (tra gli altri Marcello De Angelis, Giorgia Meloni, Alessandra Mussolini, Pietro Laffranco, Renato Farina, Viviana Beccalossi, Paola Frassinetti, Carlo Ciccioli), che a sostegno della immediata liberazione dei due marinai italiani, hanno esposto fuori dall’edificio uno striscione con la foto di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, su cui campeggiava la scritta “Salviamo i nostri marò”: l’invocazione che dalle prime ore di questa intricata vicenda diplomatico-giudiziaria scandisce le campagne di sensibilizzazione e i numerosi appelli promossi soprattutto dal Pdl – e dal coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa in particolare – iniziative mirate a sollecitare l’opinione pubblica su questo incredibile caso. Appelli e iniziative che negli ultimi sette mesi hanno puntato ad alimentare il tam tam sui social network, a suggello di una catena di solidarietà che, dalla Rete alle piazze delle nostre città, fino all’incontro diplomatico di ieri pomeriggio, dimostra la mobilitazione e l’impegno incessanti del Pdl nei confronti di una storia che ha scosso un Paese intero e sollecitato l’impegno dell’Europa e del suo ruolo. «Ci aspettiamo – ha spiegato La Russa – che il governo indiano faccia moral suasion sulla Corte, in modo che i nostri militari possano tornare in Italia per essere giudicati qui. Da questa decisione – ha sottolineato – dipende una serena relazione tra l’Italia e l’India. Nessuno pensi che il nostro essere silenziosamente attenti significhi disinteresse. Ieri – ha quindi concluso l’ex ministro della Difesa – c’era una quindicina di parlamentari; domani sotto questa ambasciata potrebbero esserci trentamila persone». Diplomazia silenziosamente laboriosa, dunque, quella al lavoro sul caso marò, un caso giudiziario che proprio ieri però ha registrato l’ennesima battuta d’arresto. Dopo mesi di trattative, proclami che invitavano a cauto ottimismo, inviati e mediatori, l’ultima doccia fredda: nelle stesse ore in cui l’ambasciatore riceveva l’onorevole La Russa e la delegazione del Pdl, un tribunale dello Stato indiano meridionale del Kerala rinviava nuovamente di due settimane il processo di primo grado nei confronti dei marò, prendendo atto che presso la Corte Suprema di Nuova Delhi è pendente la pubblicazione di una sentenza riguardante il tema di fondo della giurisdizione da applicare al caso. Così, si apprendeva nel pomeriggio di ieri, dopo aver ascoltato le ragioni dei legali delle parti, il giudice P.D. Rajan del tribunale di Kollam ha rinviato la seduta al prossimo 10 ottobre in attesa, appunto, del pronunciamento della Corte Suprema, al termine di un dibattimento nella seconda sezione presieduta dal giudice Altamas Kabir.
I tempi si dilatano, insomma, per non smentire l’incedere singhiozzante di un iter giudiziario scandito fin qui da interruzioni e proroghe, speranze e disillusioni, mentre i due marinai si trovano in libertà dietro cauzione, aspettando da sette mesi un responso che possa in qualche modo riportarli a casa e alle loro famiglie: ma quando sarà scritta la parola fine su questa incredibile storia? Una vicenda, quella dei nostri marò, viziata da sgarbi diplomatici e forzature dell’inchiesta, e su cui grava oggi l’incognita della Corte Suprema; un epilogo su cui si concentrano ora tutte le speranze e che – come ribadito già nei giorni scorsi da La Russa – in caso di esito negativo, potrebbe giustificare un cambio di passo da parte del governo nella gestione della crisi. «Se la sentenza di Nuova Delhi non sarà favorevole – ha anticipato già nelle ultime settimane il coordinatore del Pdl – occorrerà cambiare strategia, fare quel “salto” da noi sempre auspicato ed evocato». Un cambio di passo sulle cui orme – ci auguriamo tutti – il maresciallo Latorre e il sergente Girone possano finalmente a tornare a casa.