Laboccetta: «Il Pdl a Napoli vuole creare un modello»

«Sa cosa dico? Che tutti i partiti dovrebbero imparare ad essere uniti come nelle redazioni dei giornali. Come il “Secolo d’Italia”, in tutti questi anni, ci ha insegnato». Amedeo Laboccetta, deputato del Pdl e coordinatore cittadino di Napoli, commenta così – con un inno all’unità – uno dei motivi per i quali oggi si festeggia la “Giornata del Secolo” nel capoluogo campano. All’evento – che si tiene all’hotel Ramada alle 17 – parteciperà non a caso tutto lo stato maggiore del partito in Campania: Nitto Palma, Nicola Cosentino, Luigi Compagna, Vincenzo Moretto, Armando Cesaro, Fabio Chiosi, Alessandro Sansoni e il nostro direttore Marcello De Angelis. Mentre a concludere sarà il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri. Un’occasione, questa, per fare anche il punto sul delicato e importante momento di tutto il centrodestra.

Laboccetta, come dice lei, il “Secolo” resiste.

Non solo c’è, ma il “Secolo” cresce e migliora. Certo, l’avvento dei nuovi media ha capovolto le regole dell’informazione ma non è riuscito a scalfire la sacralità della carta stampata. Resto convinto, infatti, che l’età gutenberghiana non tramonterà. Con internet e i social network tutto è diventato più veloce, anche la capacità di influenza e di mobilitazione. Penso, però, che i giornali come il “Secolo” sono riusciti a interpretare questo cambiamento, aprendosi al web ma mantenendo la centralità dello stampato che resta il segreto per dare un’informazione completa e approfondita.

Se dovesse spiegare che cosa rappresenta questo quotidiano che cosa direbbe?

Ha interpretato sessant’anni di informazione, è stata sempre testata libera, controcorrente, anticonformista. All’inizio della sua storia il “Secolo” era un foglio di testimonianza, serviva a mantenere vivi gli ideali di tutto un mondo. Erano gli anni delle umiliazioni, quelli dove si era coraggiosi solo a girare con questo giornale in vista. Ma il “Secolo” è riuscito ad accompagnare poi anche la destra che ha raccolto la sfida di governo. Oggi è diventato la voce del partito unitario di centrodestra, un giornale vivo, vero, spesso arricchito anche dai contributi della destra partenopea. Con questa giornata vogliamo testimoniare la comunanza tra Napoli e il “nostro Secolo”.

E il Pdl come sta?

Deve fare un ulteriore sforzo, così come ha fatto il giornale. Prima di tutto deve comprendere quali sono le vere contraddizioni della società e correre ai ripari. Poi, in questa fase conclusiva del governo Monti, deve scegliere due grandi direttrici: intransigenza sui valori e grande esempio di serietà nel lavoro parlamentare.

Esiste un problema di classe dirigente?

Salvo qualche piccola opacità, la gran parte dei quadri politici è sana e fatta di gente che fa politica con passione. Per questo deve ritrovare lo spirito di coesione. Senza il complesso della sconfitta.

C’è chi parla di un partito diviso. Chi dipinge l’eventualità di una scissione…

Le scissioni a destra portano sempre male. Penso a quella del ’76 dove tutti coloro che misero in campo quell’operazione sciagurata fecero una pessima fine. E che dire di ciò che ha fatto Gianfranco Fini, caso classico di autodistruzione? Non ha capito i tempi, ha sbagliato, bruciando sogni e speranze di tanti che ci avevano creduto.

Non si può nascondere, però, che all’interno del Pdl delle tensioni ci sono.

Vero. E non c’è dubbio che in una fase di difficoltà parlarsi attraverso i comunicati è la cosa peggiore. Per questo propongo un grande conclave di tutto il partito per confrontarsi e uscire con una proposta unitaria.

Uno dei temi sarebbe quello delle primarie.

Personalmente non credo nelle primarie. Abbiamo celebrato i congressi e questi hanno scelto una classe dirigente. Inseguire la moda delle primarie non la vedo una soluzione. Ma, certo, rispetto chi nel Pdl la pensa diversamente.

Un altro tema è la nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi.

Non si può prescindere da Berlusconi. Deve ancora una volta sacrificarsi per il bene del Paese.

Veniamo adesso a lei. Qual è lo stato di salute del Pdl a Napoli?

Gode di ottima salute. La sua classe dirigente è frutto di un congresso cui ha partecipato un numero ampissimo di persone. Ovviamente, come tutti i congressi veri, ha visto il confronto di tesi, ma alla fine è emersa una sostanziale unità. A Napoli, insomma, nonostante il risultato amministrativo mancato per una serie di errori, il Pdl è vivo ed è pronto a un grande risultato in vista delle elezioni.

In altre città si litiga sul tema delle “quote”. Qual è il segreto di Napoli?

Qui non abbiamo mai avuto problemi legati alle appartenenze. Siamo riusciti a trovare una grande unità rispettando le storia di ciascuno. Alla manifestazione oggi ci saremo io, Nicola Consentino, Luigi Compagna, Marcello de Angelis: soggetti che vengono da storie diverse ma che credono che il Pdl sia un’occasione importante di sintesi.