La politica ricomincia dall’etica

Etica sembra a tutti ormai una parola enorme. Si confonde con metafisica, filosofia, sa di Ottocento o anche prima. Richiama Spinoza o altri personaggi che il mondo sembra ignorare. Personaggi che non vengono invitati alle feste, vestono di grigio, non si divertono, non hanno gusto per la vita. Gente che non bene champagne e magari è allergica alle ostriche, gira coi mezzi pubblici ma pretende di insegnare agli altri come stare al mondo. Allora limitiamoci a usare termini come “buon gusto”, decenza, comportamenti consoni. Non “sobrietà” per favore, che sa tanto di ipocrisia montiana. Per quanto, un miliardario vero non ha bisogno di ostentare. L’ostentazione è sempre cosa da cafoni. Ma parliamo di politica. Una volta la parola faceva pensare a Platone, oggi a festini pecorecci. Mi si consenta di esprimere tristezza. Mi associo a tanti che si sono illusi di avere la forza e la tenacia di poter far prevalere un giorno una certa decenza sul dilagante trivio. Dichiaro fallimento. Ma non sono disposto a darmi per vinto. Non salgo nemmeno sul pulpito a puntare il dito e gridare con voce fremente. Diffido dei Savonarola. Soprattutto quando fanno finta di aver scoperto all’improvviso di essere stati circondati da peccatori. Voglio ricominciare. Voglio riprovarci da capo, ma senza guardare indietro, perché ho una buona memoria e mi ricordo purtroppo che nel passato non c’era certo l’età dell’oro. Magari però nel futuro. Magari si potrebbe stare in un partito dove i comportamenti individuali non seppelliscono gli sforzi collettivi e fanno finire al cesso decenni di sacrifici e di lavoro. Non credo sia chiedere troppo. Ma allora bisogna vigilare e fare pulizia al proprio interno. Non accettare più. I politici facciano i politici. E gli intrattenitori – di ogni tipo – vadano a divertirsi da un’altra parte. Tanto per loro c’è sempre posto.