La crescita di Monti? 758mila disoccupati in più

Produttività, competitività, crescita e poi ancora sviluppo e posti di lavoro. Ascoltando le parole di Monti si direbbe che i governo è rinsavito, passando da una prima fase, tutta tasse e sacrifici, a una seconda in cui ci si rende conto che, avanti di questo passo, finiremo per fare la fine dell’asino che tirò le cuoia dopo che il padrone, per risparmiare, gli aveva tolto il “vizio” di mangiare. Invece così non è. Intanto perché i provvedimenti varati dal governo, e che rischiano di farci morire di asfissia, restano tutti e Monti non fa mea culpa. Poi perché i tanto attesi fatti nuovi non si vedono. A meno che non si voglia gabellare per una novità l’uscita del premier sulle ripercussioni negative che lo Statuto dei lavoratori sta avendo sulle possibilità di creare occupazione. Da che pulpito… Con la riforma del lavoro targata Elsa Fornero invece di introdurre la flessibilità necessaria per fluidificare il mercato del lavoro, si sono attivate nuove ingessature. Cose di poco conto? Non tanto: nell’ultimo anno abbiamo creato 758mila disoccupati in più. Probabilmente ha ragione la Camusso: il governo non sa davvero che pesci prendere. Ma anche il sindacato farebbe bene a stare zitto. Sono anni che blocca ogni tentativo di modificare larticolo 18 dello Statuto per renderlo più rispondente ai tempi.