In giunta passa il piano Polverini. La parola all’aula

Andranno alle politiche sociali e al lavoro i fondi della Regione Lazio che prima erano destinati al Consiglio. È una delle decisioni prese ieri dalla giunta Polverini, che si è riunita per rendere immediatamente operativo il piano di tagli annunciato l’altro giorno in aula dalla governatrice dopo lo scandalo Fiorito.
«Con quei milioni potremo offrire opportunità e aiuto alle famiglie e ai lavoratori in difficoltà», ha spiegato Renata Polverini, chiarendo che «in questo momento abbiamo necessità di dare risposte». Si tratta di 16 milioni dei euro di spesa corrente per il 2012, a quali si aggiungono 6 milioni di investimenti. Erano destinati alla costruzione di nuove palazzine, andranno invece alle esigenze del sistema sanitario regionale.
Nella stessa riunione la giunta ha anche approvato la proposta di modifica dello Statuto regionale, che per la prossima legislatura prevede la riduzione dei consiglieri da 70 a 50, la riduzione del numero degli assessori da 16 a 10 e l’istituzione del Collegio regionale dei revisori dei conti. Contestualmente, l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale ha dato il via libera ai tagli che tradurranno in realtà quotidiana il piano Polverini, che la stessa presidente ha presentato come un’opera di moralizzazione dell’ente. Sono stati decisi l’abolizione delle auto blu per i presidenti di commissione e i componenti dell’ufficio di presidenza, l’azzeramento dei fondi destinati ai gruppi, il dimezzamento dei soldi destinati al rapporto eletto-elettore e il taglio totale dei consulenti per l’ufficio di presidenza. Oggi, invece, si riuniranno la giunta per il regolamento, che deve lavorare sul dimezzamento delle commissioni permanenti, e la conferenza dei capigruppo, chiamata a convocare il consiglio per venerdì. Dunque, entro fine settimana ci si aspetta la conversione del piano Polverini, che la presidente lunedì ha presentato come un ordine del giorno, passato poi con 41 voti a favore e 26 astenuti. Anche i tempi facevano parte dell’aut aut posto dalla governatrice al consiglio: o il sì alla sua spending review entro una settimana o le sue dimissioni e tutti a casa con addosso «la vergogna», come ha detto in aula, dell’accaduto.
«Molti temevano che ieri in Consiglio mi dimettessi, ma io non avevo paura. Penso che anche se mi dimettessi il giorno dopo rincomincerei la mia vita normale», ha detto la Polverini, annunciando che a fine mandato tornerà al sindacato, ma spiegando che in questa fase anche Berlusconi le ha detto «di andare avanti». «Ciascuno di noi deve considerarsi di passaggio in un ruolo che ci impegna temporaneamente, senza dimenticare chi siamo e la nostra storia alla quale prima o poi dovremmo tornare», ha proseguito, ringraziando quanti in queste ore le hanno mandato messaggi di solidarietà e apprezzamento per la dura presa di posizione. Una fermezza che la governatrice ieri ha ribadito, chiarendo che «chi vuole votare questa spending review venerdì è ben atteso». «Chi non c’è si chiama fuori da questa situazione», ha aggiunto, sottolineando che la giunta ha già fatto la sua parte per dare seguito «a quanto ci siamo detti» e che ora «possiamo cominciare a voltare pagina e dare l’idea che c’è davvero una classe politica interessata al bene dei cittadini». L’opposizione, però, dimostra di non volerci stare e dopo essersi astenuta lunedì, ieri, ha tenuto una conferenza stampa congiunta dei diversi gruppi. «Venerdì presenteremo i nostri emendamenti, vogliamo chiudere la partita dei tagli e aprire quella della crisi: la Polverini si deve dimettere», ha detto il capogruppo del Pd alla Pisana, Esterino Montino, già vicepresidente della giunta Marrazzo, finita in dimissioni per uno scandalo rimasto inemendato e inemendabile.
Per motivare questa presa di posizione, che appare tutta dettata dal tentativo di “capitalizzare” in termini politici quello che sta accadendo, Montino ha sostenuto che «è stata fatta un’operazione falsa e bugiarda», in cui i 20 milioni di tagli annunciati dalla giunta in realtà ammonterebbero a 10. «Noi proponiamo una contro-manovra da 98 milioni di euro di risparmi», ha proseguito l’ex numero due di Marrazzo, per il quale la governatrice «non poteva non sapere». Tesi sostenuta anche dal capogruppo dell’Idv Vincenzo Maruccio. Sia l’accusa di aver presentato risparmi taroccati, sia quella del «non poteva non sapere» però si sono rivelate un boomerang per l’opposizione. Alla prima ha risposto l’assessore al Bilancio, Stefano Cetica, chiamato direttamente in causa da Montino come erogatore delle dotazioni finanziarie della Regione. «Se uno con il curriculum, l’anzianità di servizio e il cumulo di vitalizi dell’onorevole Montino vuole darsi all’antipolitica deve prima farsi cambiare identità e poi tornare a scuola per imparare a far di conto», ha detto Cetica, ribadendo che «la sua proposta di tagli fatta lunedì in Consiglio era inferiore a quella della presidente Polverini che, confermo, è pari, per il 2012, a 22.066.500 euro e non a dieci milioni come ha sostenuto». È stato poi il coordinatore regionale del Pdl del Lazio, Vincenzo Piso, a rispondere al “non poteva non sapere”. «Premesso che chi ha sbagliato è giusto che paghi, l’ipocrisia della sinistra è senza limiti. Invece di riflettere su quanto è accaduto e rendersi disponibile a un percorso virtuoso preferisce, per motivi biecamente elettorali, colpire chi vuole percorrere questo iter, come la presidente Polverini», ha detto Piso, sottolineando che «se come dice l’ineffabile Maruccio, consigliere regionale nonché capogruppo dell’Idv, la presidente doveva sapere perché consigliere, non si capisce perché il cospicuo numero di consiglieri di opposizione che oggi pontificano non abbiano denunciato i fatti prima». «Ed allora – è stata la conclusione del coordinatore laziale del Pdl – al netto delle cialtronate, che in queste situazioni prolificano incontrollate, se prima di parlare si collegasse il cervello alla bocca ne trarremmo tutti grande giovamento».
È toccato, però, di nuovo alla Poverini richiamare il consiglio alla serietà delle scelte.
«Io ieri (lunedì, ndr) – ha ricordato – ho detto che la mia proposta non era negoziabile. Ieri non c’erano i tempi per fare gli accordi. I capigruppo si riuniscono ogni settimana: se avevano delle proposte, potevano presentarle fino a tre giorni fa». Invece, «hanno costretto me ad andare in aula e prendere un’iniziativa. Per me quindi la questione era finita ieri mattina». «Il resto lo faremo nel tempo: possono stare tranquilli – ha aggiunto la Polverini, riferendosi all’opposizione – che faremo molto di più di quanto loro ci hanno proposto e comunque loro ieri hanno deciso che la riforma sui tagli e i costi della politica li facciamo noi e non insieme. Lo hanno deciso loro».