Il sindacato “rosso” sacrifica gli operai sull’altare del Pd e di Della Valle

Signori, fate spazio, c’è Della Valle. Sì, proprio lui, l’imprenditore che litigò con Berlusconi. E i “rivoluzionari" della Fiom – i sindacalisti più duri, quelli che scendono in piazza sempre e comunque – all’improvviso diventano pantofolai, nonostante ci sia di mezzo lo storico stabilimento dell’Ilva e la sorte di tanti lavoratori che rischiano grosso. Allo sciopero sono i soli a non partecipare forse perché – come ha maliziosamente detto Marco Bentivogli, leader della Fim-Cisl – c’è stato l’arruolamento di Romiti e Della Valle alla “causa”. La “ragion politica”, quindi, travolge e riduce in polvere l’interesse degli operai. Che da tempo hanno capito il giochetto e stanno abbandonando la Fiom al suo destino, iscrivendosi ad altre sigle. A Taranto i “sindacalisti che più rosso non si può" sono rimasti zitti, non hanno organizzato assemblee e ora vengono additati come coloro che puntano a sabotare la protesta. Quelli che un tempo erano definiti crumiri. Davvero singolare per una frangia sindacale di “lotta dura senza paura”, asservita alle logiche del centrosinistra, tanto da tuffarsi nelle primarie come se fossero il terreno delle battaglie operaie: meglio la sfida tra Renzi e Bersani, perché tutta questa storia dell’Ilva, alla fine, non porta un voto. E allora, avanti popolo (del Pd) alla riscossa.