Il Pdl non sta aspettando Godot

Prendiamo l’editoriale di Galli della Loggia sul Corriere di ieri – dal titolo “Un partito allo specchio” – come una provocazione positiva. Il concetto centrale dell’articolo è che il Pdl è in sonno profondo o coma apparente. Non si fa sentire, non fa sapere che intenzioni abbia, non sembra avere un’idea per sopravvivere a Berlusconi. Anzi, l’autore riconduce proprio alla presenza o all’assenza del Cavaliere le condizioni del centrodestra: muto quando lui è presente perché a lui si lascia il ruolo di rappresentarlo, ancor più muto quando lui è assente, perché nessuno ha qualcosa da dire o manca del coraggio per farlo. Ritratto impietoso espresso con un linguaggio che non è usuale di Galli della Loggia. L’immagine di un partito in via di disfacimento è purtroppo sentita nelle realtà periferiche, dove troppo spesso una struttura creata dal nulla, sull’onda di un successo che era indubbiamente dovuto al consenso di Berlusconi, sembra essersi sciolta come neve al sole nel momento stesso in cui la certezza di vittorie future viene meno. Molti nuovi piccoli ras che si sono visti consegnare la rappresentanza di un movimento dalle potenzialità che sembravano illimitate sono finiti per incapacità e personalismo per dilapidare in brevissimo tempo il capitale politico che gli era stato affidato. Colpa dell’assenza di una struttura centrale, di meccanismi di selezione trasparenti e dell’illusione che tanto a vincere le elezioni ci avrebbe pensato Berlusconi. Ma non è certo questo l’aspetto che interessa Galli della Loggia che però non può non essere al corrente di un dibattito interno ai gruppi parlamentari che è costante e a volte duro, fatto di mozioni e iniziative pubbliche e di piazza e di cui proprio il giornale per cui scrive ha sempre dato ampio conto. Nel Pdl si discute di primarie, di leadership come di fiscal compact, con posizioni spesso molto distanti. Con toni sicuramente meno rissosi e aggressivi di quelli che caratterizzano le polemiche che si stanno sviluppando nel Pd e forse per questo meno sensazionali. Certo, iscritti e simpatizzanti del Pdl vogliono che il partito si “rianimi” almeno quanto lo vuole Galli della Loggia. O il direttore del “Tempo“ Sechi, che ieri ha scritto più o meno le stesse cose, seppure con garbo.