Il ministro Fornero nella “tana” di Atreju

Non promettono la felicità come fece Romano Prodi per incantare i telespettatori nella sfida sul piccolo schermo con Berlusconi tanti anni fa, ma la cercano. Anche attraverso il lavoro che, spiega Marco Perissa, presidente della Giovane Italia, «è uno strumento di realizzazione, la strada attraverso cui passare per diventare adulti». La generazione #senzapaura, che impazza sulla rete alla vigilia della quattordicesima edizione di Atreju, non si sente a suo agio nella pelle di eterno Peter Pan e non ci sta a farsi etichettare come la gioventù dei bamboccioni e dei mantenuti. Con il dibattito dal titolo «La ricerca della felicità,  lavoratori divisi tra le garanzie reali e la realtà dei non garantiti», ospite “il ministro più odiato d’Italia”, Elsa Fornero, si apre oggi a Roma la festa nazionale della destra under trenta. Oltre al ministro del Lavoro, si confronteranno Maurizio Sacconi, Enrico Mentana, Marcella Panucci, direttore generale di Confindustria, Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del Lavoro, Stefano Scabbio, vicepresidente Assolavoro. «L’Italia perde 1000 posti di lavoro al giorno, è un dato allarmante da cui non si può non partire», incalza Augusta Montaruli, la portavoce dell’organizzazione giovanile che oggi modererà l’incontro, «oggi abbiamo davanti due categorie “nuove”: quella dei cinquantenni che perdono il lavoro e quella dei giovani che non lo trovano. Sono entrambe due situazioni allarmanti. Di questo vogliamo chiedere conto al responsabile del Welfare, vogliamo sapere come poter scongiurare il corto circuito sociale che si crea e che ha ripercussioni gravissime anche sulla famiglia». In passato abbiamo vissuto periodi in cui i figli sostenevano i padri o il contrario, e adesso? si domanda Augusta, che del ministro non ha un giudizio eccellente. «Siamo nate nella stessa città  – sorride – e la conosco, anche se non è stata mia professoressa all’Università…». Le vorrebbe mandare a dire tante cose e oggi lo farà davanti a un microfono e a centinaia giovani che come ogni anno incalzano avversari politici e amici sui nervi scoperti dell’attualità. E spesso finiscono per dettare l’agenda del Palazzo tra provocazioni, piattaforme e progetti. «Le lacrime sono il minimo… Anzi, è forse l’unica traccia di umanità che abbiamo visto sul suo viso. Quello che non va? Non si può pensare di fare le riforme del lavoro senza prima pensare alla crescita». L’austerity? La crisi? Le pagelle europee? Certo, tutto vero – ragionano i ragazzi della Giovane Italia – ma senza il coraggio dello sviluppo non si può ripartire. «Siamo in un paese senza un piano industriale nazionale: quando le imprese chiudono i battenti e vanno a casa centinaia di operai, poi si creano le situazioni incandescenti di questi giorni». Alla lady di ferro del Lavoro i ragazzi del Pdl hanno molte domande da fare, a cominciare da che cosa farà  dopo la sua esperienza al governo. «Lei ha un posto di docente universitario tenuto in caldo – continua la Montaruli – anche io sono una privilegiata, (è consigliera regionale in Piemonte, ndr) ma i ragazzi della mia età potranno mai aspirare a una famiglia? A comprarsi una casa? A un lavoro, non dico per sempre, ma stabile nella sua flessibilità?».  Il mio pensiero su Atreju? «Preparare l’edizione del 2013. Perché la nostra tradizionale festa di settembre è il culmine di un percorso che dura un anno». La stampa in cerca di formule facili ha parlato di apertura di campagna elettorale, e giù ipotesi di scenari e controscenari sulla partecipazione di Berlusconi prevista per venerdì. «Più che l’inizio della corsa elettorale – dicono i ragazzi alle prese con gli allestimenti delle mostre – è un laboratorio a cielo aperto delle istanze giovanili». Non è un caso – conclude Perissa – «che partiamo dal tema del lavoro, centrale per le nuove generazioni. La riforma, varata con la fiducia in fretta e furia, non ci convince. Non affronta  il tema dell’ingresso e ridicolizza quello dell’uscita, serve più coraggio per alterare lo status quo».