E cantavamo “anche se tutti, noi no…”

Purtroppo nessuno può far finta di cadere dalle nuvole e scoprire, solo oggi e con stupore, gli inauditi comportamenti che tanti, troppi, anche se non tutti, hanno tenuto non appena sono arrivati a occupare posti nelle istituzioni. Solo gli ipocriti e gli imbecilli si sono beati nel veder scoprire i fuscelli (belli grandi) negli occhi altrui pensando che nessuno vedesse le travi che si trovavano davvero ovunque. Una foresta di travi. In ogni gruppo, a ogni livello istituzionale, in ogni regione. Ammetterlo è difficilissimo, ma è necessario: anche chi non ha mai fatto nulla di censurabile non può dire che non sapesse. E non riguarda solo la Regione Lazio. Ci siamo consolati ripetendoci l’antico “anche se tutti noi no”, prima convinti che i sani fossero la maggioranza silenziosa o almeno meno nota, poi, alla fine, raccontando a noi stessi che uno può rimanere pulito anche se tutto intorno schizza il fango. E invece non è vero. E non è nemmeno possibile. E noi che siamo veramente in possesso delle capacità di discernere cosa accade davvero in politica e non abbiamo quindi la possibilità di farci prendere in giro da ciarlatani del rinnovamento web, o del largo ai giovani, o dei censori dell’ultim’ora, noi che sappiamo che i giornalisti scrivono per conto del padrone e che l’arma giudiziaria non è più innocente della forca e che spesso le rivoluzioni celano congiure di palazzo e che spesso quello che viene dopo è peggio di quello che c’era prima, ebbene noi, oggi più che mai, possiamo solo avere nostalgia. Nostalgia di come eravamo prima…