Critiche allo Statuto dei lavoratori: Monti fa infuriare la sinistra

È un premier sempre più ciarliero quello che da alcuni giorni rilascia interviste ai giornali e interviene pubblicamente ad ogni occasione. L’ipotesi di un Monti-bis, evidentemente lo sta lusingando, anche se ieri, in maniera categorica, ha ribadito di non voler essere un uomo di parte. «È più facile conquistare e mantenere prestigio a 360 gradi se si è al di fuori della politica e io non ho mai aspirato al ruolo di tecnico di area», ha spiegato, prima di assumere una posizione che ha destato grandi polemiche: l’attacco allo Statuto dei lavoratori. Una posizione che per una volta gli ha fatto assumere davvero le sembianze del politico di parte, visto che alle rimostranze del centrosinistra ha fatto eco l’entusiasmo e la solidarietà del Pdl.

La frase dello “scandalo”

«Certe disposizioni dello Statuto dei lavoratori, ispirate dall’intento molto nobile di proteggere la parte più debole, il lavoratore hanno contribuito a determinare un insufficiente creazione di posti di lavoro», è la frase estrapolata da un lungo intervento ad un dibattito organizzato dalla Società italiana di scienze politiche. Il premier, sollecitato da Gianfranco Pasquino, ha inserito la sua considerazione in un discorso più generale riferito alle politiche economiche del passato ed in particolare a «certe disposizioni, giustamente, tese a tutelare le parti deboli nei rapporti economici» che «hanno finito, impattando nel gioco del mercato, per danneggiare le stesse parti che intendevano favorire». A questo proposito il presidente del Consiglio ha fatto riferimento anche a «certe norme sul blocco dei fitti» che «hanno reso più difficile la disponibilità di alloggi in affitto a favore di coloro che si volevano tutelare». Ma è la frase sullo Statuto ad aver scatenato i sindacati, Cgil in testa, ma anche la sinistra, ovviamente, e perfino, udite udite, il Partito democratico, che ovviamente, anche in questo caso, oscilla tra due posizioni contrapposte.

Los indignados

«Non sono previste adesso modifiche allo Statuto dei lavoratori», ha assicurato ieri il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a margine della presentazione del rapporto del Csc, quasi a intuire un nuovo focolaio di polemiche. «Lascio a Monti le sue dichiarazioni», ha proseguito, mentre già divampava la polemica, alimentata da Susanna Camusso. «Penso che sia la dimostrazione che questo governo non ha idea su cosa fare per lo sviluppo e la crescita», ha subito attaccato la leader della Cgil. «Pare che il governo abbia esaurito qualunque spinta propulsiva – aggiunge – È la ripetizione di un film che abbiamo già visto». Dal Pd si leva il solito coro di voci polifoniche, ognuna con un proprio timbro. Si passa dall’avvilimento dell’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano – «Non condivido. Mala tempora» – al minimizzatore Sergio D’Antoni: «Probabilmente non è stata la più felice delle sue uscite, ma strumentalizzare la frase di Monti sullo Statuto dei lavoratori è sbagliato. Scatenare una rissa ideologica su una dichiarazione decontestualizzata è la cosa peggiore che possiamo fare».

Il Pdl ha le idee chiare

Subito dopo la divulgazione sulle agenzie delle parole di Monti, il Pdl ha assunto una linea precisa: «Monti dice cose giuste sullo statuto dei lavoratori. La Cgil e la Camusso lo attaccano. Noi e Monti sull’argomento abbiamo le stesse idee», ha immediatamente twittato il segretario del Pdl, Angelino Alfano. «Credo che una certa sinistra ideologizzata che fa capo alla Cgil resti davvero il motore della politica economica della sinistra italiana. Credo quindi che chi vuole la ripresa economica, lo sviluppo e il rilancio del nostro Paese non possa stare assolutamente dalla parte di chi si fa dettare la linea dalla politica economica della Cgil», ha poi aggiunto successivamente il segretario del Pdl.