Caldarola: tra i democratici crisi di nervi inspiegabile

Il ciclone Renzi sta indubbiamente provocando danni soprattutto nel territorio della sinistra. Guai forse irrimediabili, a meno che non vi sia una correzione di rotta. La pensa così Peppino Caldarola, giornalista ed ex deputato dei Ds.

Il dibattito su Renzi sta assumendo contorni surreali. Per una parte del Pd ha assunto i contorni del “grande nemico”…

È un dibattito al tempo stesso surreale e normale. Ovvero dovrebbe essere normale perché in un partito c’è competizione per la leadership ed è altrettanto normale che la competizione veda in campo un candidato più di sinistra e uno più di destra. È surreale che questo scontro appaia come uno scontro all’ultimo sangue. Nelle grandi socialdemocrazie si sono spesso confrontati candidati gauchiste e candidati ultraliberal, però non è mai sembrata una contesa per cui l’uno appariva estraneo al partito dell’altro. Il Pd rivela una crisi di nervi inspiegabile.

In che senso, secondo lei, Renzi sarebbe di destra?

Questo concetto di destra viene usato un po’ a vanvera nella sinistra. Diciamo che Renzi sembra più in linea con la tradizione blairiana che vuole rompere i legami con la socialdemocrazia classica. In questo conta anche la sua formazione, che è di carattere popolare e centrista. Bersani ha invece in testa molto di più il modello dello stato sociale europeo. Le differenze tra i due sono piuttosto significative, il termine destra può sembrare eccessivo però possiamo dire che Renzi è quello più suggestionabile da idee liberiste.

Lei ha scritto che alle primarie voterebbe Bersani…

Io Renzi non lo voterei perché lui vuole la pulizia etnica di quelli che non sono giovani e vuole cancellare le tracce della sinistra, da cui io provengo. Però attaccare Renzi presentandolo come un berlusconiano e come un fomentatore di possibili scissioni è un errore perché dà l’idea di un Pd non inclusivo.

Ma le primarie si devono fare?

Queste primarie, diciamolo con franchezza, sono una cazzata. Si è sempre detto che le primarie si facevano per eleggere il segretario e che il segretario era in quanto tale il candidato alla premiership. Perché ora rifare le primarie per ripetere un percorso già fatto due anni fa? E poi io trovo un’idea bizzarra il fatto che alle primarie possa partecipare il cittadino qualunque. Le uniche primarie che funzionano sono quelle americane in cui il cittadino dichiara di votare per un partito e quindi votail candidato presidnete di quel partito. Però a questo punto è meglio farle le primarie, per evitare polemiche e retroscena.
 
Anche demonizzare Grillo è un errore?

Con Grillo io farei una polemica sui contenuti. Lui dice di voler uscire dall’euro e dice di non pagare il debito pubblico. Sarebbe una tragedia per l’Italia. Non regalerei a Grillo la patente di vittima di un mondo politico che lui si diverte ad aggredire. E poi guarderei a quelli che lo seguono: davvero sono tutti giovani alle prime armi, davvero sono così puri? O non c’è tra loro anche chi ha navigato su tante scialuppe?