«Berlusconi ci parli del futuro del partito, non di candidature»

Nessuno si aspetta che vada lì a sciogliere la riserva sulla candidatura. Le risposte che i ragazzi del Pdl auspicano da Silvio Berlusconi sono altre. Riguardano i contenuti, il rinnovamento della classe dirigente, i modi in cui il partito ricostruirà un rapporto con gli elettori che – gli juniores del partito non lo negano – appare sfilacciato. Benché i rumors dicano che potrebbe non presentarsi, i giovani di Atreju oggi attendono il Cavaliere. Il programma prevede il consueto “uno contro tutti”: lui sul palco, “bersagliato” dalle domande dei militanti in platea. Stessa formula degli anni precedenti e stessa location anche: l’area grande dei concerti, dove stasera suoneranno i gruppi del rock identitario Aurora e Nsp e ieri è stato in cartellone Angelo Branduardi. Lo spirito, però, quest’anno è un po’ diverso, perché diverso è il contesto, con quello che qui, al Parco del Celio, di fronte al Colosseo, qualcuno definisce «un commissariamento della politica». Parlando con i ragazzi si capisce che Berlusconi resta un punto di riferimento, ma che questi non sono più tempi di barzellette storiche, battute e confronti senza spigoli.
«C’è un tempo per tutto e per tutti»
«È evidente che Berlusconi è fondamentale nella vita politica italiana, sarebbe da stolti non riconoscergli di aver creato quel centrodestra che in tanti, per anni, avevano auspicato», dice Carolina Varchi, vicepresidente nazionale della Giovane Italia, aggiungendo però che «è altrettanto evidente che c’è un tempo per tutto e tutti. E questo – aggiunge la dirigente – è il momento della partecipazione». Per questo ad Atreju la vera aspettativa non riguarda la candidatura o meno di Berlusconi, ma «che lui riconosca al Pdl, che è una sua creatura, la capacità di camminare sulle proprie gambe». In questo processo servono, sottolinea la Varchi, «regole certe e meccanismi come la partecipazione, le primarie e le preferenze. Dobbiamo passare dalle tre I del Berlusconi di qualche tempo fa a queste tre P del Pdl».
«Bisogna parlare di contenuti e progetto»
A introdurre Berlusconi sarà la coordinatrice del movimento Annagrazia Calabria, che punterà «sulla richiesta di un rinnovamento generazionale basato – anticipa – sul merito e sulla selezione della classe dirigente in base alle competenze e alle professionalità». Anche per la più giovane deputata italiana la formula chiave è quella delle «regole certe, per ristabilire la fiducia dei cittadini nella politica e nella classe dirigente e la fiducia dei giovani che militano da tanti anni e con tanti sacrifici, portando avanti un progetto di cui devono sentirsi parte pienamente». Dunque, anche tra i giovani del Pdl si è insinuato un sentimento di sfiducia? «Un pochino», ammette la Calabria, per la quale però proprio la festa di Atreju, «costruita dalle mani dei militanti», dimostra che i ragazzi ci sono, ci credono e guardano avanti. Quanto a quello che potrebbe dire il Cavaliere, la Calabria spiega di aspettarsi che «parli di contenuti e progetto politico, perché noi possiamo vincere solo se affrontiamo questi temi». «Se non si parla di questo, invece, ci possiamo dimenticare anche il 20%», precisa, chiarendo però che con una candidatura di Berlusconi «le primarie sono un tema che non c’è». «È il fondatore del Pdl, la persona che ci ha portato avanti fino ad oggi e l’unico in grado di tenere unito il partito», spiega la deputata, che le primarie le vedrebbe bene per la scelta dei parlamentari.
Le primarie al centro del dibattito
Le primarie, però, tra i giovani del Pdl sono una richiesta pressante, perché portano con sé una risposta ai maggiori temi del partito e della politica. «Dobbiamo riportare il Pdl al centro del dibattito, da cui purtroppo siamo usciti forse anche per una nostra incapacità di ascoltare la base», dice Andrea Boggia, dirigente nazionale della Giovane Italia che viene da Caserta. Come? Parlando di «meccanismi interni e legge elettorale», ovvero strumenti per la democrazia e la partecipazione dentro e fuori dal partito. «Le primarie vanno fatte a ogni costo», prosegue Boggia, per il quale «ne va della sopravvivenza del partito». «Funzionano, animano il dibattito. Per capirlo – sottolinea – basta guardare a quello che sta succedendo a sinistra, al fatto che lo scontro Bersani-Renzi ha monopolizzato il dibattito».
Alfano? «Poteva fare di più»
Sulle primarie punta anche Cesare Giardina, presidente provinciale di Roma, per il quale vanno fatte «con o senza la candidatura di Berlusconi». «Non è una questione di nomi, ma di metodo. Si tratta di scegliere come va selezionata la classe dirigente. È abbastanza evidente che le primarie con Berlusconi candidato avrebbero un esito scontato, ma sarebbe un esito frutto della partecipazione e si sarebbe aperta una strada per il futuro». Un futuro con Alfano candidato a Palazzo Chigi? «Diciamo che Alfano poteva fare di più. Aveva l’opportunità di avviare un rinnovamento della classe dirigente, ma non l’ha fatto e la cartina di torna sole sono state le amministrative: i candidati sono stati scelti sempre dalle stesse persone, e il risultato si è visto». Una visione condivisa anche da Boggia, per il quale in qualche modo anche l’incertezza sulla candidatura di Berlusconi ha contribuito ad offuscare «il carisma politico» del segretario del Pdl, che «si è un po’ perso per strada». Mentre sull’altro fronte emergeva la “stella”, o se si vuole la “star”, Renzi.
Renzi e la battaglia per il rinnovamento
Nel giorno in cui ha lanciato la sua candidatura ufficiale alle primarie del centrosinistra, dicendo tra l’altro di puntare agli elettori delusi del Pdl, il sindaco di Firenze torna più volte nei discorsi dei ragazzi di Atrju. Lo ha nominato Boggia, lo nomina anche Giardina, spiegando che non gli piace, ma «sicuramente ha capito come parlare al cuore del suo elettorato e anche a parte del Pdl». «Ho letto che ha detto di volere l’esercito europeo, gli vorrei rispondere che noi lo diciamo da anni», commenta Giardina. Vuol dire che Renzi potrebbe davvero far presa sugli elettori del Pdl? «Vuol dire che parla oltre il suo schieramento, che punta alle corde degli italiani, anche se mi sembra che più che altro dica quello che la gente si vuole sentir dire». «Non credo che abbia la maturità, l’esperienza e la preparazione per governare il Paese, ma certo meglio lui di Pomicino che ora rispunta in giro per tutte le tv», prosegue il presidente romano della Giovane Italia, aggiungendo che il vero punto di forza di Renzi è «nel rivendicare con forza democrazia interna al partito e nei meccanismi della politica, nel chiedere il ricambio della classe dirigente». «Lo condivido quando dice che alla caduta del governo Berlusconi la risposta doveva essere una classe dirigente pronta a governare il Paese e non un esecutivo di tecnici. È vero – conclude Giardina – che questo è il fallimento complessivo di tutta una classe dirigente».
Casini, avversario o alleato?
A Claudio Borgia, eletto al Cnsu, poi, non sarebbe dispiaciuto nemmeno averlo come ospite della festa, «perché il confronto con gli avversari aiuta a migliorare le posizioni». Comunque, meglio dei tecnici, che il giovane dirigente trevigiano non avrebbe nemmeno invitato. «Negli anni – racconta – abbiamo sempre cercato il dibattito e il confronto, a partire da quando invitammo Bertinotti. Con gli avversari politici ci si confronta faccia a faccia, ne riconosco il ruolo. Ma con un governo che non è democraticamente eletto e che la Giovane italia contesta sui territori francamente non vedo quale tipo di confronto costruttivo, politico ci possa essere». E Casini sarebbe stato ospite gradito? «Sì, certo, anche Casini». Come avversario o possibile alleato? «Per ora è un avversario. Lo resta finché non dichiara cosa vuole fare. D’altra parte – prosegue Borgia – mi sembra difficile parlare di alleanze finché non si chiarisce cosa farà il Pdl, se andrà alle primarie, quale sarà il suo candidato. Aspettiamo Berlusconi, chiuderà Alfano. Mi auguro che Atreju possa servire a chiarire anche questi aspetti».