Banchieri e lobby in campagna elettorale per il Pd (era già tutto previsto)

Banche d’affari e lobby scaldano i motori, il voto si avvicina e loro preparano la campagna elettorale. Non usano i “santini” o i manifesti, non fanno comizi e non partecipano nemmeno ai talk show. Hanno altri mezzi e altri strumenti. Così come hanno già il partito su cui far convergere i voti: il Pd, da sempre “amico” dei poteri forti. È il finale travolgente di una strategia partita da lontano e battezzata dai signori del rating e dello spread. Le ultime tappe: Moody’s ha retrocesso in classifica l’Italia paventando la possibilità che dopo le elezioni possa tornare a governare la politica; Monti ha messo in guardia, guai a cambiare la strada indicata dai tecnici; Goldman Sachs, la banca d’affari più importante del mondo, ha messo a punto un report per sostenere che una maggioranza di centrosinistra – incentrata sul Pd – sarebbe la più idonea a proseguire la ricetta Monti e a mantenere calmi i mercati. Le banche hanno gettato la maschera: prima manovravano da dietro le quinte mentre adesso, senza veli, si fanno parte attiva per condizionare il voto. Un elemento di chiarezza. Ora nessuno può più dare del «cospirazionista» a chi, da destra, ha sempre parlato dell’esistenza di un «potere economico sovranazionale», capace di condizionare la vita politica italiana. Goldman Sachs – di cui Mario Draghi è stato vicepresidente per l’Europa dal 2002 al 2005 e che tra i suoi consulenti ha avuto Romano Prodi e Mario Monti – lascia da parte ogni precauzione e ci dice che la ricetta del rigore e dei sacrifici è quella che di più tranquillizza la grande finanza. Monti ha saputo metterla in pratica e bisognerà fare di tutto per seguire la linea da lui tracciata. Chi potrà farlo? Il Pd e i suoi satelliti, naturalmente. MF si è soffermata sul report di Goldman Sachs e ha illustrato i tre scenari che ne erano alla base. L’auspicio è che «vengano introdotte modifiche alla legge elettorale con l’idea di garantire  una coalizione centrista a favore di una riconferma di Monti». Ma se questo non fosse possibile il maggior rischio è costituito da un’affermazione delle cosiddette forze euroscettiche (Berlusconi e Grillo). Conclusione, bisogna evitarlo. E gli analisti della banca d’affari Usa arrivano anche a suggerire come. Il governo dei tecnici «tatticamente» (senza averne realmente bisogno) potrebbe vincolarsi al Fondo Salva Stati, ricorrendo prima delle elezioni al programma di aiuti dell’Efsf-Esm  e legando così le mani al suo successore. Con queste premesse diventerebbe impossibile per Berlusconi mantenere la promessa di tagliare le tasse, pena i fulmini dell’Europa, il ricrearsi di una situazione simile a quella che ha preceduto l’avvento di Monti, condita dal possibile contagio sul mercato obbligazionario a danno dei nostri Btp, con lo spread  in salita, il rating in ribasso e la fiducia sotto le suole delle scarpe. Volete che questo succeda, sembrano chiedere le teste d’uovo della Golman Sachs? Se no, sapete cosa fare: dovete tenervi Monti o votare per il Pd. Berlusconi ? Un irresponsabile. Pensate un po’ che vuole addirittura eliminare l’Imu. Ecco che cos’è la democrazia dei poteri forti.