Anche in guerra ci vuole un po’ di stile

Quando il vecchio governatore del Lazio Piero Marrazzo venne coinvolto in una sordida storia di trans e droga, la gran parte della stampa italiana corse in suo soccorso con titoli che gridavano alla montatura giudiziaria e al complotto. Quando Marrazzo diede pubblica conferma dei fatti che gli venivano attribuiti si invitò alla cautela nel mettere alla gogna un personaggio pubblico (e un collega giornalista), si fece appello alla comprensione per quelle che erano in fin dei conti solo debolezze umane e si corse infine tutti a stringersi attorno a lui e i suoi familiari in quel momento difficile. Renata Polverini, all’inizio della campagna che la portò alla guida della Regione, volle chiarire duramente e pubblicamente che non avrebbe usato la vicenda scandalosa in cui era incorso il suo predecessore a fini elettoralistici. Niente fango, disse, né sciacallaggi saranno ammessi. Oggi, la stessa stampa che allora cercò di trasformare lo scandalo Marrazzo in una cospirazione ordita da Berlusconi contro di lui, ripaga la correttezza di Renata trasformando una foto che la ritrae, sobriamente vestita, con un gruppo di giovani ad una festa in maschera, come una prova non solo di una sua inadeguatezza morale ma addirittura istituzionale. Che schifo.