Alemanno: "Tutte balle. Il candidato sono io"

«Una balla», che va letta come «un segno di debolezza». «Se fossero così convinti della vittoria di Zingaretti non userebbero questi trucchi. Evidentemente sono molto più spaventati di quello che vogliono dimostrare». Gianni Alemanno dà la sua lettura della falsa indiscrezione pubblicata da “Repubblica” di ieri, secondo la quale Silvio Berlusconi lo avrebbe chiamato per dissuaderlo dal ricandidarsi in Campidoglio e lui, di contro, sarebbe stato a un passo dall’accettare, a patto di non essere sostituito da nessun ex An. Fatto che non solo non è mai esistito, ma che non è mai stato nemmeno nelle intenzioni di chicchessia, tanto che dallo stesso Palazzo Grazioli è arrivata immediatamente una nota di smentita. Alemanno va avanti, dunque, con il supporto indiscusso del partito. Detto ciò, vicende di questo tipo non sono affatto innocue: «Molte realtà giornalistiche – ricorda il primo cittadino – da un lato cercano di presentare le notizie su Roma in una maniera terribilmente negativa, mentre ai tempi di Veltroni le presentavano in modo molto edulcorato, e dall’altro cercano di creare perplessità, divisioni, nel nostro schieramento. Ogni possibile ipotesi di frizione viene enfatizzata, talvolta addirittura inventata in modo da creare problemi. Prendiamo il caso di oggi: quella presunta telefonata non ha alcun riscontro reale, in compenso sto ricevendo molte telefonate di persone che mi chiedono cosa stia succedendo, che sono disorientate, smarrite. È una specie di guerra psicologica».

Che si farà sempre più pressante. Come vi difenderete?

Creando una campagna elettorale il più ampia e coinvolgente possibile. Il vero tema da parte nostra è questo: non dobbiamo farci chiudere nei giochi di palazzo. Ecco perché ho detto che la mia candidatura non deve nascere da un accordo in un luogo di potere, ma dalle primarie. Che sono fissate e terremo il 26 gennaio. Alfano si è già detto d’accordo e così hanno fatto i vertici romani e regionali del partito.

Come saranno?

Allo stato attuale sono un evento tutto da costruire, lo faremo insieme. Però le immagino aperte non solo agli iscritti del Pdl, ma a tutto lo schieramento disponibile a ritrovarsi in un’alternativa chiara alla sinistra, a tutti i possibili alleati e naturalmente alla lista civica che abbiamo lanciato a marzo.

Lei, da subito, ha assegnato una grande importanza alla civica per Roma. Teme un’immagine appannata del partito?

No, penso che questo sia il momento di una riflessione complessiva. A Roma abbiamo nomi prestigiosi che hanno aderito al progetto di Rete attiva, ma soprattutto riscontro un grande entusiasmo di popolo. Chi non si ritrova nei meccanismi di partito, anche gente che viene dal centrodestra, con le civiche ritrova la voglia di fare, di partecipare, perché propongono meccanismi molto più semplificati, molto più aperti. Le liste civiche non sono solo un contenitore diverso dal partito, sono un modo diverso di fare politica. Da questo punto di vista rappresentano un partner molto importante non solo a livello locale, ma anche per vincere a livello nazionale. Si tratta di un movimento che riguarda tutta Italia e che va guardato con molta attenzione.

Dunque, la partecipazione è il metodo. Ma quale sarà il merito della campagna elettorale?

Abbiamo sostanzialmente tre temi portanti. Due sono i temi classici di Roma: il funzionamento dei servizi e i grandi progetti di sviluppo della città. Per quanto riguarda il primo abbiamo fatto molti passi in avanti, ma resta ancora un grosso lavoro da compiere per superare tutte le difficoltà ereditate dal passato. Per quanto riguarda i progetti di sviluppo abbiamo rimesso in moto una città che era bloccata da troppo tempo, che per decenni è andata avanti a progetti spot, senza un grande disegno complessivo. Noi questo disegno l’abbiamo messo sul tavolo, con il Piano strategico di sviluppo e con importanti delibere che sono pronte per essere approvate. Nonostante l’opposizione abbia fatto e continui a fare ostruzionismo e demagogia, Roma per la prima volta ha un grande progetto di sviluppo. Il terzo tema, sempre più urgente, è quello della crisi e della disoccupazione. La gente chiede alle istituzioni, e quindi anche a Roma Capitale, di creare occupazione, sviluppo, sostegno al lavoro e noi dobbiamo agire anche in questo campo.

Come? Sono questioni complesse anche a livello nazionale…

Con il secondo punto, con un vero marketing territoriale. Roma ha enormi potenzialità dal punto di vista turistico, dei servizi, della cultura, come luogo d’incontro. Su questo dobbiamo riuscire a rompere le resistenze della sinistra per fare in modo che i progetti decollino e che si possano finalmente liberare tutte le opportunità di lavoro e sviluppo reale della nostra città.

Le chiederanno come mai non l’abbia già fatto…

Risponderò che tra la prima e la seconda consiliatura il tema è proprio questo: completare un lavoro avviato con un grande sforzo, superando progressivamente ogni difficoltà, e che oggi si trova in una fase di spinta in avanti molto forte. Ora siamo nelle condizioni di mettere a frutto questo grandissimo sforzo che è stato solo in parte capitalizzato, sia per il peso dei problemi ereditati, sia per gli impedimenti burocratici, sia per quella cultura del no che è il nostro primo nemico e che si rintraccia nel tentativo della sinistra di bloccare ogni iniziativa, di paralizzarla per ragioni ideologiche o di potere.

Cosa si aspetta dal quadro politico nazionale?

Diciamo che intanto aspetto la scadenza siciliana. È di grande importanza e mi auguro che Musumeci possa vincere. Sarebbe la dimostrazione che il centrodestra può tornare a vincere partendo da destra.

Quanto pesa il ripensamento di Micciché?

Io sono convinto che Musumeci possa vincere lo stesso. Se ci riesce sarà una vittoria ancora più netta. Comunque, mi dispiace molto che Micciché ci abbia ripensato, perché io continuo a pensare che sia un interlocutore valido.

E al di là della Sicilia?

Sarà determinante la legge elettorale. Noi dobbiamo puntare a vararne una che crei realmente apertura, con le preferenze, possibilmente anche con le primarie istituzionalizzate, creando la possibilità di avere coalizioni aperte, in grado di aggregare più forze possibili. Il Pdl deve fare le proprie scelte e decidere le proprie candidature in maniera trasparente, con grande partecipazione. Non deve chiudersi in se stesso, non deve dare l’impressione che tutte le decisioni siano calate dall’alto. Il Pdl deve intraprendere la strada delle primarie anche a livello nazionale, anche per convalidare la candidatura di Berlusconi. E poi è necessario un grande sforzo a livello programmatico: la gente vuole formule chiare per fare fronte alla crisi e aprire allo sviluppo. Non è più il momento di discorsi generici. Dopo i tecnici è necessario ridare la parola alla politica. A una politica che, però, sappia padroneggiare bene gli strumenti della tecnica economica.