Sesso nel parco: e il Pd si scopre “bacchettone”

Ormai il sesso in pubblico fa tendenza: è accaduto a Firenze, dove due turisti ubriachi si sono concessi effusioni di troppo in pieno centro sotto gli occhi allibiti e divertiti di turisti e passanti che li filmavano con il cellulare, è accaduto a Milano (un’italiana e un tedesco sorpresi durante un amplesso davanti a un portone in una strada centrale) e non poteva che arrivare il turno della Capitale. L’episodio in questo caso ha come location il parco di Villa Pamphili dove i vigili hanno denunciato due romani senza documenti per atti osceni in luogo pubblico. A questo punto uno farebbe spallucce, commenterebbe che il paese ha altri problemi, e anche Roma, in fondo, ha altre priorità. Ma il fatto è che il Pd ha voluto strafare, colorando di bigottismo la sua quotidiana polemica contro il sindaco Alemanno. Colpa sua, tuona il Pd capitolino, se la città è diventata come Gomorra. Ahiloro, in una sola dichiarazione, hanno ripudiato i costumi libertari e la laicità, commentando la vicenda con toni da vecchi reazionari, invocando più manette e ricorrendo a citazioni bibliche. Ma soprattutto sbagliando bersaglio perché certo non si può dire che è colpa di Alemanno se due si spogliano e giocano a fare Adamo ed Eva che mangiano la mela a Villa Pamphili…
Ma che Pd è questo che tuona contro i vizi cittadini? Dovrebbe essere lo stesso che qualche settimana fa salutava Renato Nicolini, l’assessore che invitava poeti trasgressivi a Castelporziano e organizzava balli intorno al laghetto di Villa Ada, che pensava alla città come una tavolozza di colori dove gioco e cultura andavano a braccetto. Uno che certo non si sarebbe messo ad invocare i vigili per ogni graffio che la vita quotidiana imprime alla bellezza e alla storia di Roma. Un’eredità, quella di Nicolini, che nessuno ha voglia di raccogliere.
Il consigliere capitolino Enzo Foschi, quello che accusa Alemanno di incoraggiare il “sesso on the road”, oggi dice che a Roma non c’è controllo del territorio ma dimentica che il suo partito è stato sempre in prima fila nell’opporsi a misure di vigilanza più rigorose tuonando contro la militarizzazione della città. La verità è che l’idea di un sindaco sceriffo e moralizzatore è superata e irrealizzabile: a Roma come a Milano, per la destra e per la sinistra. Ciò che sembra davvero urgente, nella Capitale, è cambiare i temi nell’agenda propagandistica dell’opposizione.