Porcellum addio? Forse si può

Di stallo in stallo, potrebbe essere la volta buona a condizione che nessuno pianti paletti invalicabili. Nel tortuoso cammino della possibile riforma elettorale ieri doveva essere la giornata clou della riunione del comitato ristretto della commissione Affari costituzionali del Senato. Nulla di fatto, invece. Si è deciso di aggiornare tutto a mercoledì prossimo, dopo che il presidente della prima commissione, Carlo Vizzini, avrà visto Renato Schifani per fare il punto sullo stato dei lavori. Un rinvio accoppiato a un cauto ottimismo. Dalle file del Pdl e del Pd confermano la possibilità di arrivare a un’intesa, anche se il punto di maggiore distanza è anche il più delicato: le modalità di scelta dei candidati, collegi o preferenze. «C’è stato un passo in avanti, c’è l’accordo su alcuni punti seri», spiega  Gaetano Quaglieriello, convinto che si possa chiudere la partita. Per Enzo Bianco, relatore del Pd, non c’è fretta: «Continuiamo a lavorare per dare una buona legge elettorale agli elettori, il tempo c’è per approvarla entro fine settembre al Senato e entro fine ottobre alla Camera e avere così entro l’anno un sistema elettorale operativo». Ma, allo stato, non c’è alcuna bozza e si sono elencati solo i punti sui quali sarebbe «possibile raggiungere un’intesa».
A mettere nuova polvere nei cannoni ci ha pensato Repubblica con una delle sue ricostruzioni “ad hoc” . Ieri mattina i suoi lettori (ma anche i politici intenti a sfogliare la rassegna stampa) si sono svegliati apprendendo che Berlusconi avrebbe chiesto al Colle di votare a novembre in cambio dell’ok alla nuova legge elettorale. In sostanza il quotidiano attribuisce al Cavaliere il segreto piano di dare il via libera all’intesa sulla riforma del porcellum a condizione che si vada al voto anticipato, prima cioè che si entri nel vivo dei processi a suo carico. La notizia ha fatto inviperire il Pdl e dato l’assist al Pd per rispolverare il vecchio refrain contro il “centrodestra dei ricatti”.
«Legge elettorale sì, elezioni anticipate no. Questa è la linea ufficiale e unica del Pdl.
Stop a fantasiose ricostruzioni giornalistiche», scrive su Twitter il segretario del Pdl Angelino Alfano per zittire il crescendo di retroscena. «Oggi sulla stampa è stata pubblicata una ricostruzione dei fatti fuori dalla realtà», aggiunge, «proprio perché vogliamo la legge elettorale sono stati sciolti alcuni importanti nodi, come sarà più chiaro già nelle prossime ore. È ormai diffuso il malvezzo di attribuire al Popolo della Libertà retropensieri e intendimenti che cozzano con la nostra lineare condotta e sono preordinati a creare confusione». Va giù ancora più duro Fabrizio Cicchitto: in un momento assai delicato, alla vigilia della ripresa dei lavori del Senato, decisivi per il confronto sulla nuova legge elettorale, La Repubblica dà un contributo notevole all’avvelenamento dei pozzi «attraverso la stesura di una sorta di feuilleton, nel quale c’è di tutto, la sicura condanna di Berlusconi al processo Ruby, il decollo di qualche altro preocedimento giudiziario e poi il grande baratto fra la legge elettorale da approvare alle condizioni del Pd e le elezioni anticipate da celebrare a novembre». Francamente – conclude il presidente dei deputati pidiellini – è tutto molto semplice e anche più serio, «se è vero che c’è un impegno comune, anche fra forze politiche fra loro alternative, per definire una nuova legge elettorale, c’è anche un terreno di confronto aperto, anche perché nessuno, neanche il Pd, può porre condizioni irrinunciabili fatte su misura delle sue esigenze a meno di non bloccare tutto». E invece il gioco dei democratici appare sempre quello di mettersi di traverso per poi attribuire l’insuccesso allo scarso senso di responsabilità degli avversari. Per tutta la mattina Anna Finocchiaro ha mandato messaggi sdegnati del tipo “non si baratta la legge elettorale con il voto anticipato” salvo poi dissotterrare l’ascia di guerra in vista di qualche aggiustamento di rotta sulle nuove regole elettorali. «Non esiste alcun automatismo tra approvazione della legge elettorale, che per noi è priorità assoluta, ed elezioni anticipate. Non è pensabile alcuno scambio sulla riforma», è il ragionamento della prima donna del Pd, «abbiamo presentato, unici, una proposta di legge fin dall’inizi e abbiamo avanzato più volte le nostre proposte. Ora proviamo a rilanciare e vediamo cosa risponderanno le altre forze politiche». Su un punto è irremovibile: il premio del  15% alla coalizione. «Alcuni nodi sono ancora da sciogliere – conferma Quagliariello – ma penso si possano trovare soluzioni. Oggi, come dice Alfano, nessuno vuole le elezioni anticipate, quindi un po’ di tempo c’è. Se noi ci accordiamo su un impianto di legge resta da decidere come i cittadini esprimano le loro preferenze. Non mi pare scandaloso approfondire questo aspetto in commissione». Sul terreno minato del premio di maggioranza (se attribuirlo alla coalizione vincente o al primo partito), l’esponente di via dell’Umiltà ha minimizzato: «Non credo ci siano grossi scogli. Penso che esistano orecchie pronte a sentirci. Riproporre oggi un meccanismo che faciliti le coalizioni prima del voto mi sembra perseverare nell’errore». Molto loquace ieri anche Francesco Rutelli, smanioso di riprendersi la scena. «La questione delle chiacchiere sulle elezioni anticipate mi pare sia sparita dai radar», dice, «se la crisi continua è impossibile andare al voto. Se c’è stabilità, è assurdo andare al voto». L’ex sindaco  sfodera il suo personale timing delle riforme: «Vedo più realistico il calendario per approvare la legge elettorale. Entro settembre al Senato, entro ottobre alla Camera e infine l’approvazione delle norme attuative e sui collegi entro Natale». Antonio Di Pietro, invece, avverte che se non si arrivasse alla riforma, i partiti di fatto delegittimerebbero Napolitano. Anche la Cei fa sentire la sua voce e confida in una scelta di concretezza.