Musumeci: vincerò (…malgrado Fini)

Che qualcosa stesse scricchiolando lo si era capito da lunedì mattina. Poi è esplosa la “bomba” all’ora di cena con un comunicato di Grande Sud che suonava come un requiem per l’unità del centrodestra siciliano che si era profilata attorno alla candidatura di Nello Musumeci alla guida della Sicilia alle prossime amministrative. «Abbiamo compreso perfettamente che lo spirito sicilianista che aveva spinto Gianfranco Miccichè a fare un passo indietro non è stato sposato da Nello Musumeci. Quest’ultimo dà l’idea di preferire, alla crescita della nostra Sicilia, un accordo con il Pdl, anche senza le garanzie che avevamo chiesto». Così i “miccicheiani” si sono tirati indietro e hanno mollato l’esponente della Destra che ieri a Palazzo dei Normanni ha ribadito che non arretrerà di un millimetro dalla sua candidatura. Una candidatura scelta dal territorio, dal “basso”, sostenuta dal popolo della rete e di Facebook, sparigliando i consueti steccati della politica. Un uomo di centrodestra doc che ha sposato la politica vera e le battaglie antimafia. Per questo è sereno e convinto di vincere. Comunque.

Allora, Musumeci, come si spiega questo smottamento?

Era stato Gianfranco Micciché a offrire la candidatura a me, autonomista unitario da sempre, a un patto: elaborare quello che amo definire il progetto sicilianità. Ossia l’orgoglio dell’identità territoriale, senza sciovinismi e ideologismi rivendicativi. Poi, dopo l’adesione del Pdl, di gruppi laico-riformisti, del Partito dei Siciliani (ex Mpa) e del Grande Sud è intervenuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.

Si riferisce all’intervista rilasciata a “Repubblica” in cui il presidente della Camera aveva dichiarato che lo scenario siciliano non era così definito come sembrava?

Esattamente. Molto più che un segnale politico per destabilizzare una maggioranza ampia e solida. Non voglio aprire polemiche con Fini, i nostri rapporti sono noti. Credo che il telefono della presidenza della Camera, in questi giorni, sia stato impegnato in lunghe conversazioni per disimpegnare il Partito dei Siciliani e il Grande Sud dal sostenere la mia candidatura.

Con la strategia?

Di dare una sponda a Futuro e Libertà che in Sicilia non avrebbe avuto approdi facili. Un tentativo per creare una sorta di nuova alleanza, un Terzo Polo con Micciché.

Sembra ancora una volta che le divisioni chiamino in causa i veti incrociati dei partiti nazionali e delle leadership più che le questioni amministrative della regione. È così?

Infatti la mia candidatura ha incontrato larghi consensi proprio per la sua originalità: per la prima volta un candidato presidente della Regione non è stato scelto dai palazzi romani, ma dal territorio siciliano. Paradossalmente era a Roma che si decideva l’uomo che doveva incarnare l’autonomia siciliana.

Eppure l’accusano di avere, proprio lei, tradito il progetto sicilianista per la contiguità con il Pdl…

Un’accusa pretestuosa. Poco tempo è passato dalla mia candidatura e non abbiamo mai parlato di organigrammi ma solo di programmi. I motivi sono ben altri e riguardano altre partite che si giocano su altri tavoli e in altre sedi e non riguardano gli interessi della Sicilia. Come detto, io vado avanti per ricomporre il centrodestra facendo appello a quelle forze che non si riconoscono negli schemi dei partiti nazionali. Intendo proseguire lungo questa strada che sarà in salita e con il vento contrario.