Monti torna sponsor. Di se stesso

Il ritorno al futuro si è trasformato nel ritorno alle origini. Monti aveva cominciato la sua avventura a Palazzo Chigi accompagnato da una serie di spot capaci di far impallidire l’«Ava come lava» di Calimero, saltando dal Salva-Italia al Cresci-Italia. Poi è stato travolto dalle critiche e dalla mancanza di risultati, la sua azione è apparsa appannata, i consensi sono crollati ed ecco, appunto, il ritorno alle origini: un’altra serie di slogan propagandistici, tesi a recuperare terreno e a mantenersi a galla, nella speranza di costruire le condizioni per un Monti-bis. L’obiettivo è scrollarsi di dosso l’immagine dell’ammazza-famiglie, dell’uomo delle tasse e dell’aumento della benzina, dei tagli a valanga. Ecco allora la strategia, otto ore di riunione-fiume (lo scorso venerdì) per elencare le tante cose belle da fare. Un proclama e niente più, perché la fase due e le proposte per la crescita si scontrano con la dura legge dei numeri e la realtà. E, infatti, all’inizio c’è stato il solito plauso, poi sono venute fuori perplessità su perplessità, prima dai sindacati, poi per bocca degli industriali e infine dei partiti. Perché oggi la politica degli annunci non funziona e gli italiani sono un tantino più smaliziati rispetto a un anno fa. Vai a trovare qualcuno che ci crede visto che la situazione è nettamente peggiorata rispetto allo scorso anno e la cura da cavallo dei tecnici non ha prodotto risultati se non un senso di frustrazione per tutti.

Politica e proclami

Del resto, la pioggia di proposte che quotidianamente i giornali ci propinano viene quasi sempre smentita. Diminuiranno le tasse, ha fatto sapere qualche giorno fa il quotidiano Repubblica, ma poi lo stesso Monti ha tirato il freno, e la promessa di far sì che i giovani possano aprire un’impresa con un solo euro s’è rivelata un vero e proprio ballon d’essai perché, verificata la direzione in cui tirava il vento, è subito rientrata. Al presidente del Consiglio tornare alle origini sembra essere servito a ben poco. Ormai tutti hanno capito che si lavora sotto traccia per un Monti-bis che potrebbe vedere la luce subito dopo le elezioni. La strategia è chiara: anticipare la tornata elettorale anche di poco, in modo che sia Giorgio Napolitano (che ieri ha incontrato di nuovo SuperMario) ad affidare l’incarico di formare il nuovo governo dopo la consultazione elettorale. Sono in molti a lavorare per l’attuale premier. L’esigenza della riconferma, annunciata da Moody’s quando abbassò il rating all’Italia sostenendo che adesso andava bene, ma dopo le elezioni i partiti non davano lo stesso affidamento del governo attuale, viene ora fatta propria anche da partiti (Casini), sindacati (Bonanni) e associazioni cattoliche. Il recente meeting di Rimini è stato in questo senso molto istruttivo.

Riforme al palo
Ma otto mesi (tanto manca alla fine della legislatura) sono pochi per realizzare quelle riforme che finora l’esecutivo non è riuscito a fare. Per questo Monti sembra intenzionato a preparare una sorta di sprint finale  che serva a dare il senso di quell’attivismo che finora è mancato. Per questo, a chi lo accusa di scarsa concretezza, risponde che nei prossimi giorni indicherà un programma con obiettivi, scadenze e timing molto particolareggiati. Un lavoro che gli sta costando fatica, anche perchè dopo essersi accreditato come filo-tedesco adesso va prendendo le distanze dalla Merkel più per opportunità che per vera convinzione. Sta di fatto che l’Italia, tra i tre “grandi” della Ue, al momento è la sola ad aver ratificato il fiscal compact, mentre Francia e Gerrmania ci stanno ancora pensando. Per noi il conto minaccia di essere particolarmente salato, anche perché dovrà essere onorato dopo che gli italiani hanno già fatto fronte a una serie di torchiature che hanno portato la pressione fiscale al 45 per cento e dopo tagli che vanno riducendo i servizi della pubblica amministrazione a livelli insopportabili.

La misura è colma

Si riduce il reddito disponibile degli italiani, calano i consumi, il Paese è in recessione, i disoccupati aumentano, artigiani e commercianti chiudono bottega eppure si discute ancora di come fare per recuperare qualcosa come otto miliardi di euro necessari per evitare l’aumento dell’Iva a partire dal primo luglio del 2013 e per dare un qualche sollievo a quelle famiglie disagiate che non ce la fanno più. Intanto ogni giorno c’è una cattiva notizia: ieri quella che la benzina ha raggiunto un nuovo record a quota 2,013 euro al litro (più del prezzo del latte e della pasta, commenta la Coldiretti) fuori dalla rete autostradale, mentre l’Eni fa sapere che gli sconti estivi di fine settimana termineranno il 3 settembre.

Una stretta tira l’altra
In questo contesto non ci si scandalizza più di tanto se anche il provvedimento che il ministro della Salute, Renato Balduzzi, presenterà nel Consiglio dei ministri del 31 agosto si tradurrà in un’ulteriore occasione per battere cassa. Infatti, assieme alle altre misure viene anche varata una tassa sulle bibite analcoliche e superalcoliche con zuccheri aggiunti e con edulcoranti: 7,16 euro ogni 100 litri per le prime; 50 euro per ogni 100 litri per le seconde. Una tassa che Gasparri ha definito «demenziale». Chi va in palestra d’ora in poi avrà bisogno del certificato di un medico sportivo, non basterà più quello del sanitario di base. Inoltre multe salate per chi vende tabacco e sigarette ai minori, videopoker lontani dalle scuole e nuove regole per la nomina dei direttori delle aziende sanitarie. In tutto 27 articoli alla base della cosiddetta operazione trasparenza per la sanità, utile per far capire ai cittadini quanto le aziende sanitarie pagano per l’acquisto di beni e servizi, per dematerializzare una serie di dati con l’introduzione del cosiddetto fascicolo elettronico, ma anche opportuna perché stabilisce che gli apparecchi idonei al gioco d’azzardo che possono creare dipendenza «non possono essere installati all’interno ovvero in un raggio di 500 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio assistenziale, luoghi di culto». Meglio tardi che mai anche per l’aggiornamento dei livelli di assistenza per le malattie croniche e rare. Ma, francamente, non può non suscitare perplessità il fatto che tutto questo debba essere fatto con le entrate che arriveranno da una nuova imposta su aranciate, Coca Cola e quant’altro. Francamente non se ne sentiva nessun bisogno.