Monti rischia una nuova Torre di Babele

L’ha confezionato in quattro e quattr’otto, il nuovo slogan da dare in pasto all’opinione pubblica e ai giornali. Monti, per far crescere il Paese, punta tutto sul “cronoprogramma” perché – e qui diventa tutto più difficile – sono importanti la gerarchia e la risorsa tempo. Perfetto, funziona, anche perché, di fronte a questi paroloni, la gente comune s’intimidisce e in molti pensano sia in atto una rivoluzione, «italiani alzatevi e camminate», a ordinarlo è SuperMario. In realtà si tratta più modestamente di un nuovo capitolo della telenovela che dura da oltre otto mesi e che in tanti sperano sia ai titoli di coda. Tra le tasse, gli aumenti, la benzina e gli stipendi in affanno la situazione è da film horror. Servirebbe una scossa vera. E invece il governo chiama a consulto le parti sociali (il 5 settembre ci sarà l’incontro con Confindustria e l’11 quello con i sindacati) senza essere nemmeno riuscito a unificare il linguaggio. Basta osservare quanto sta succedendo dopo la proposta di un “patto per la produttività” lanciata dal ministro Passera attraverso il quotidiano “La Stampa”. Ugl, Cisl e Uil dicono sì, perché pensano che così inizi una nuova fase concertativa; la Confindustria non batte ciglio (aveva già definito una “boiata pazzesca” la legge sul lavoro voluta alla Fornero, figuriamoci cosa pensa dell’apertura – adesso – di un dialogo coi sindacati), il premier dirama le convocazioni però, in occasione dell’assemblea dell’Abi, aveva additato proprio la concertazione come la causa dei mali che bloccano il Paese. Ognuno parla una lingua diversa. Una riedizione della leggendaria Torre di Babele. E sappiamo tutti come andò a finire.