In politica non è tutto così scontato…

I commentatori della politica tendono a dare, forse per pigrizia, la fotografia del momento attuale come se dovesse essere immutabile. Casini e Napolitano certo lo auspicano. Questo è il loro momento apicale, ma dopo l’apice, inevitabilmente, comincia la discesa. Questa è la ragione della fretta con cui i due vorrebbero arrivare alle elezioni, possibilmente costringendo il Parlamento ad approvare una legge che elimina il vincolo di coalizione e quindi un’indicazione (pur virtuale) del premier e del programma di governo. Con una legge simile e i sondaggi attuali non ci sarebbe nessun vincitore e quindi Napolitano potrebbe imporre una Grande coalizione. Questo permetterebbe a Casini di continuare ad essere vincente pur nell’impossibilità – attuale ma anche futura – di essere vincitore con i voti. Ma i sondaggi sono effimeri. Un fatto eclatante come una crisi internazionale, un arresto eccellente, un disastro nucleare, può modificare – fino al ribaltamento – l’opinione di milioni di elettori. L’onda dell’antipolitica sta scemando e l’icona di Grillo sta perdendo lo smalto nell’impatto con la realtà della politica e i fatti. Di Pietro pensa a candidarsi come premier coi voti dei cinquestelle, ma sono proprio quelli dell’Idv che non ci stanno e prendono le distanze da lui e dal comico. De Magistris pensa ad un nuovo partito dei sindaci, magari con Pisapia. Lo scontro tra il partito del Presidente e il partito dei giudici, tutto interno alla sinistra, sta scavando un solco profondo. Nei sondaggi il Pd di Bersani sembra reggere, ma cosa succede se Renzi ottiene alle primarie il risultato che gli si attribuisce? Certo una vittoria non è plausibile, ma nemmeno gli interessa. Una ottima sconfitta, invece, sarebbe la conferma della veridicità delle sue accuse al partito-apparato, alla nomenklatura inamovibile, al cripto-leninismo che ancora anima gli ex-comunisti. E poi, con quel 25 o più per cento, che ci farebbe? Una corrente minoritaria con Ichino? O magari un nuovo soggetto che si mette tra il Pd e l’Udc e fa saltare i piani di Napolitano? A ben vedere, con Renzi e il partito dei sindaci e la candidatura di Musumeci in Sicilia, sta facendo capolino un nuovo movimentismo, questa volta politico, che è la vera alternativa all’antipolitica che ha legittimato e spianato la strada alla tecnocrazia montiana. Un ritorno della politica è il vero outsider che potrebbe scompigliare le carte di chi sta già ipotecando la prossima legislatura. Tutto potrebbe cambiare in pochi mesi.