Accontentatevi pure di Benigni, Celentano e Arisa…

Benigni attacca Grillo, Grillo attacca Benigni, se le danno di santa ragione, quanto ti hanno offerto per raccontare tutte quelle str…., fascista, fallito e via dicendo. Qualcuno finalmente comincia a chiedersi come sia stato possibile, in Italia, consegnarsi mani e piedi a comici e cantanti, pendere dalle loro labbra, considerarli santoni. Semplice, a furia di insistere con il “dagli al politico”, ci si è buttati dritti dritti nelle braccia di personaggi famosi, un po’ come fanno gli adolescenti con i vip presi dal mondo dello sport e dello spettacolo. Non si è pensato, neppure per un attimo, che nessuno parla gratis, men che meno chi vive di show. Il problema, però, è il passaggio di credibilità politica dalla sponda parlamentare al palcoscenico. Quali le conseguenze? Alla vigilia di Sanremo non si è fatto altro che attendere cosa avrebbe detto Celentano, manco le sorti del Paese fossero dipese da lui. L’anno prima un commosso Morandi aveva annunciato la vittoria al Festival di un altrettanto commosso Vecchioni (tutt’e due di sinistra) con una canzone che – guarda caso – conteneva una strofa contro la Gelmini. Superfluo soffermarsi su Fabio Fazio e la Dandini. Quando poi Jovanotti canta, passando dal «Ciao mamma, guarda come mi diverto» al «taglia il debito», viene considerato un filosofo. Benigni, per anni, ci ha rifilato monologhi antiberlusconiani, pro domo Pd. E persino Arisa (sì, proprio lei, l’ingenua con gli occhialoni che intonava “Sincerità”) ha regalato le sue “perle” di saggezza anti-Cav. Tutti grandi esperti di politica, tranne i politici. Ok, ognuno è libero di credere a chi vuole. Ma una cosa dev’essere chiara: nessuno è super partes e nessuno si nutre d’aria. In particolar modo i vip.