Vincere nel 2013. Ma chiariamoci: per fare cosa?

Gli argomenti del giorno sono (di nuovo) la legge elettorale e Berlusconi. La legge elettorale sembra generare entusiasmi e una strana fibrillazione da parte del Capo dello Stato. È dagli anni ’50 che si litiga sulle leggi elettorali. Cambiano i partiti e gli equilibri e si partorisce una nuova legge, che soddisfa chi vince le elezioni successive e scontenta chi le perde. Poi c’è la grande agitazione per la prospettiva che Berlusconi si ricandidi a premier. In Italia c’è questa strana abitudine per cui la sinistra si esprime di volta in volta su chi abbia il diritto di candidarsi dall’altra parte. Come se il Milan potesse decidere che la Juventus non deve partecipare al campionato. Sarebbe folle. Eppure da noi è invece normale chiedere a Bersani chi deve candidarsi per il centrodestra. L’unica valutazione che in democrazia è serio fare sugli eventuali candidati è sul consenso. Se uno prende tanti voti lo si candida, se te li fa invece perdere no. E ognuno dovrebbe fare queste valutazioni nel suo campo, non nel campo avverso. La legge elettorale è sicuramente importante e anche chi sarà il candidato del centrodestra nel 2013 è importante, perché in politica si ha l’obbligo nei confronti dei propri sostenitori di almeno tentare di vincere. Quello che però è stranamente assente da ogni dibattito, tra i partiti ma anche all’interno dei partiti stessi e del Pdl, è che cosa si intenda fare – e soprattutto non fare più! – se si tornasse alla guida del Paese. Vincere è importante, ma per fare cosa? Mi illudo ancora che i nostri elettori è a questa domanda che vorrebbero una risposta.