Trattati salva-euro: 368 sì, mille dubbi

Il via libera è arrivato, ma ieri nell’aula della Camera in tanti hanno spinto il pulsantino del sì con disagio, anche alla luce delle notizie di quanto stava accadendo ieri in Spagna, sull’orlo del default nonostante il soccorso europeo. Lo scetticismo sui Trattati che istituiscono il Fiscal compact e l’Esm – la griglia di regole e il paracadute per salvare l’euro dal fallimento – regnava sovrano anche tra i partiti che reggono la maggioranza. E a conferma di un voto più di principio che di convinzione, ieri mattina a Montecitorio mancavano i tre leader della maggioranza che sostengono il governo Monti (Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini). In un’aula, peraltro, abbastanza vuota, con sole 498 presenze.

La maggioranza risicata
La maggioranza che ieri ha detto sì a Fiscal compact ed Esm è una delle più “povere” da quando c’è il governo Monti: su 630 deputati hanno votato in 433 e i sì sono stati 368. Tra i 65 astenuti e i 65 voti contrari ci sono Lega, Idv e un pezzo consistente del Pdl: 5 no, 43 astenuti e gli assenti sono stati 55.Tutto il Carroccio ha votato compatto contro la ratifica compresi Umberto Bossi e Roberto Maroni, entrambi presenti in aula.
Nel Pdl i voti contrari sono stati 5: Viviana Beccalossi, Guido Crosetto, Tommaso Foti, Agostino Ghiglia e Lino Miserotti. Tra i voti contrari Vincenzo D’Anna, Michele Pisacane e Domenico Scilipoti di Popolo e Territorio. No anche da Karl Zeller delle minoranze. Tra i 65 astenuti tutto il gruppo dell’Idv e ben 43 del Pdl e tra questo Antonio Martino, Laura Ravetto, Barbara Saltamartini, Francesco Sisto, Deborah Bergamini, Micaela Biancofiore, Amedeo Laboccetta, Mario Landolfi, Pietro Lunardi. Il Pd ha votato tutto a favore.

Le voci critiche del Pdl
Tra i più accaniti censori dei Trattati, in aula ieri si sono mostrati l’ex viceministrro della Difesa, Guido Crosetto, e l’ex ministro della Difesa del primo governo Berlusocni Antonio Martino. Da loro sono arrivate parole di scetticismo sull’utilità di questi strumenti e di critica nei confronti del governo. «Ho posto una domanda al ministro Grilli, dove troveremo i 70 miliardi di euro (50 per il fiscal compact e 20 per l’ESM) il prossimo anno? Tutti noi – ha spiegato Crosetto – applicando a noi stessi i discorsi che stiamo facendo, capiremmo la necessità di definire con il direttore di banca il rientro da un debito che non riusciamo più a sopportare. Nessuno di noi accetterebbe nel privato, però, di delegare al direttore di banca il modo con cui rientrare, di dargli il potere di decidere di non dare più cibo ai nostri figli o di non fare più curare nostra moglie. Lo considereremmo, se fosse un impegno privato, una cosa inaccettabile; se lo prendiamo come Stato, lo consideriamo accettabile e doveroso. L’Italia, approvando questi Trattati, sta rinunciando alla sovranità. In Germania ne stanno discutendo da due mesi, interpellano la Corte costituzionale; in Olanda e in Francia i giornali nelle prime pagine parlano del tema. In Italia non una pagina di giornale, non una notizia, un dibattito chiuso in due giorni, un ministro che dà quattro minuti per gruppo a tre Commissioni riunite. Mi limiterò al fiscal compact: stiamo prendendo un impegno per le prossime generazioni, un impegno che oggi sappiamo che non potrà essere rispettato…». Non meno duro Antonio Martino, altro forzista liberale della prima ora: «Non posso votare questo provvedimento, che reputo inaccettabile. Da sempre i liberali hanno ritenuto il principio del pareggio di bilancio una regola essenziale di trasparenza nella gestione della cosa pubblica. Ma è cosa sacrosanta quando la spesa pubblica è inferiore al 10 per cento, com’era al tempo di Minghetti, quando la spesa pubblica è intorno al 30 per cento, come era al tempo di Einaudi, ma è una regola insensata quando la spesa pubblica supera il 50 per cento del reddito nazionale».Ma c’è anche chi nel Pdl ha votato sì con entusiasmo: «Credo nel risanamento dei conti pubblici e nell’Europa. E soprattutto credo nell’Euro», ha detto Giuliano Cazzola.