Tagli agli sprechi? No, è una stangata

Dalla spending review alla spending transfer. Non è un gioco di parole, ma una verità che è venuta fuori prima a piccole dosi, poi per intero, come un ceffone in pieno viso. E quel ceffone non l’hanno beccato i “colpevoli” degli sprechi, ma il ceto medio e i ceti meno abbienti, chiamati per l’ennesima volta a collaborare e a sopportare sacrifici. Nel provvedimento del governo c’è tutto e di più, ma soprattutto c’è il trucco: avevano detto che avrebbero tagliato gli sprechi, hanno creato uno strumento solo per fare cassa e coprire altre spese; avevano detto che il provvedimento avrebbe evitato l’aumento dell’Iva e invece hanno deciso che il blocco sarà solo temporaneo. Di contro, c’è la lista dei tagli: statali, scuole, amministrazioni locali e uffici periferici. Ma anche Giustizia, Sanità, trasferimenti ai patronati e compensi ai Caf. Salta, invece, il blocco delle tariffe e il taglio delle province.

Riunione-fiume a Palazzo Chigi

Ore e ore di seduta in Consiglio dei ministri per il via libera alla spending review che, tra l’altro avrebbe dovuto consentire di bloccare gli aumenti Iva previsti per questo autunno, reperire i fondi per i terremotati, garantire il necessario agli esodati. Ma sulle misure del governo è guerra aperta. Sindacati, medici, farmacisti, magistrati, avvocati, pubblici dipendenti, ma anche le Regioni scendono in campo contro Monti. Ieri, dopo l’incontro dei Governatori con il ministro della Sanità Renato Balduzzi la tensione era palpabile. Qualche dichiarazione a mezza bocca, malumori, dichiarazioni d’impotenza, poi una conferenza stampa per ufficializzare il dissenso. I tagli alla sanità sono stati giudicati «insopportabili» e il governo è stato invitato a cambiare rotta avvertendo che in caso contrario «sarà rottura istituzionale». Le differenze con il governo sono forti e i dissidi insanabili, tanto che i Governatori hanno annunciato che ricorreranno a Napolitano, per denunciare quello che considerano un vero e proprio «cambio della natura dei servizi sanitari» .

La scure sulla sanità
Il piatto è forte. Per tutto il pomeriggio di ieri c’è stato un giallo sulla chiusura dei piccoli ospedali, quelli con meno di 120 posti letto. Chiuderanno o non chiuderanno ? E da quando? Alla fine si è saputo che saranno comunque degli “osservati speciali” in attesa di conseguire il target di 3,7 posti letto per ogni mille abitanti (oggi sono 4). Al di là di questo aspetto della questione la stretta sulla sanità è comunque confermata. Sul comparto, ha detto Renata Polverini «si interviene per decreto con l’obiettivo di riformare il sistema sanitario». Un fatto «inaccettabile» che ha rotto il patto tra le Regioni per il 2012, stretto nel momento in cui «si decise di intervenire su Irpef e Irap perché quel contributo salvaguardasse l’accordo sottoscritto. Oggi invece – ha aggiunto la Polverini – si interviene sul 2012 ma anche sul 2013 e il 2014». E sì, perché a carico della sanità sono previsti due miliardi l’anno a partire dal 2014. Ma  i tagli non sono solo questo. Il provvedimento del governo introduce anche «una valutazione della performance dei dipendenti pubblici», sopprime l’Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) e l’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) e taglia di 200 milioni i fondi per scuole e atenei pubblici. È poi sancita la vendita delle cosiddette società in house, che svolgono servizi nei confronti della sola pubblica amministrazione, vengono ridotti a tre i componenti i Cda delle società pubbliche non quotate, ad eccezione di quelle a totale partecipazione pubblica (Enel, Acea, Poste, Ferrovie etc.), si aziona la scure nel pubblico impiego (il check-up si farà ad ottobre), tagliando del  20 per cento i dirigenti e del 10 il personale, mentre l’Iva il blocco è previsto solo fino al 30 giugno 2013, poi scatteranno gli aumenti. Una vera e propria beffa

La rabbia degli statali
Infuriati, avviliti, amareggiati. I travet non ci stanno a pagare la crisi. Loro, per anni additati come «i garantiti», i fortunati del «posto fisso», ora devono fare i conti con la pesante scure della spending review. E il mantra è unanime: «Colpiscono sempre gli stessi, quando invece dovrebbero guardare in alto, non chi prende 1.200 euro al mese». Al ministero di via XX Settembre l’aria è tesa. «Siamo stufi – dice Stefania, statale da 25 anni – abbiamo mandato decine di mail, comunicati e dichiarazioni, ma nessuno ci ha dato ascolto». E Paolo rincara la dose: «Da quando sono qui non ho mai vissuto una situazione del genere», mentre Giuseppe, che da nove anni dirige un ufficio che si occupa di liquidare i rimborsi afferma: «Se continueranno a tagliare, dove finiremo?».

In piazza per la Giustizia
Cgil, Cisl e Uil saranno oggi in piazza, con presidi in tutte le Corti di Appello e in Via Arenula a Roma, per contestare le scelte del governo  chiedere l’apertura del confronto. I tagli prevedono la soppressione di 295 uffici giudiziari, 37 tribunali, 38 procure e 220 sedi distaccate. «Un vero colpo al sistema giudiziario – osservano i sindacati –  un conto salatissimo per i cittadini italiani che pagheranno l’indebolimento del servizio giustizia, nonché per professionisti e aziende, che continueranno a scontrarsi con l’arretratezza di un sistema inverosimilmente lento e inefficiente. Sono varie migliaia le lavoratrici e i lavoratori potenzialmente coinvolti, che già operano in condizioni di emergenza e in assenza di rinnovi contrattuali, bloccati fino data da destinarsi, e che ora potrebbero vedersi trasferiti anche a centinaia di chilometri di distanza dall’attuale posto di lavoro, affrontando di propria tasca le spese».

I tagli alla scuola
Duecento milioni di tagli all’università, ma non solo. C’è anche una stretta sui bidelli e sugli appalti per le pulizie. A partire da settembre del 2012, infatti, non ci saranno altre immissioni nel ruolo di collaboratore scolastico sinché il relativo personale a tempo indeterminato non sarà ridotto al 50% dell’organico attuale. I posti non coperti con personale di ruolo saranno accantonati e i servizi di pulizia delle scuole che non potranno più essere assicurati con il personale interno saranno appaltati all’esterno, con convenzioni a cura della Consip.