Stampare euro, Draghi ascolterà Silvio?

Tutti lo aspettano come il messia, l’unico in grado di dare una svolta alla crisi. Il problema è che finora il suo asso nella manica, sfoderato solo qualche giorno fa – il taglio dei tassi, ormai ai minimi storici – non ha fatto neanche il solletico alla crisi. Ma qualche arma da giocare il governatore della Bce, Mario Draghi, ce l’ha ancora nascosta nel cassetto. Una soluzione l’aveva suggerita agli inizi di giugno l’Esautorato, quel Silvio Berlusconi che nella sua prima uscita dopo mesi di silenzio, un mese e mezzo fa, aveva suggerito alla Banca centrale europea di stampare nuova moneta. Arrivando fino alla provocazione, poi ridimensionata a boutade, di stampare nuova valuta direttamente in Italia, se le autorità monetarie europee non avessero assunto un’iniziativa forte per sostenere i consumi, il finanziamento dei debiti sovrani e per tamponare la crisi di liquidità. In queste ore a Francoforte si valuta seriamente la ricetta che da mesi il premio Nobel per l’Economia, Paul Krugman, suggerisce con insistenza all’Europa: più euro in circolazione, una valuta svalutata in grado di sostenere gli investimenti e una fiammata inflattiva non pericolosa. Anzi. Secondo indiscrezioni che arrivano da Francoforte, gli economisti della Bce avrebbero stimato l’inflazione di giugno all’1,6%, di fatto una deflazione, visto che sarà ben al di sotto di quel limite del 2% considerato non solo fisiologico, ma anche utile all’economia europea. Ecco perché in caso di ricorso alla zecca europea da parte della Banca centrale europea, neanche la Germania potrebbe porre particolari veti. E certamente tollererebbe più questa mossa che non l’eventuale acquisto di titoli di Stato di paesi a rischio, come già accaduto a cavallo del 2011, visto che ciò di fatto alimenterebbe la spirale dei debiti pubblici senza apportare, come dimostrano i fatti, alcun beneficio sui livelli di spread. Più valuta in circolazione, dunque? Lo sapremo il 2 agosto, nella riunione del board della Bce, ultima spiaggia prima di un agosto nel quale si temono attacchi, speculazioni e fiammate dello spread.
L’idea di Berlusconi. E non solo
“Pazza idea”, disse Berlusconi il primo giugno scorso, quella di far stampare euro dalla nostra Zecca di Stato. «Se non lo fa la Bce, cominciamo a stampare euro noi con la nostra Zecca…», aveva detto durante un incontro dell’ex premier con i parlamentari, a porte chiuse, molto prima che annunciasse la sua nuova discesa in campo. «Dobbiamo andare in Europa a dire con forza che la Bce deve iniziare a stampare moneta. Così cambia l’economia. In caso contrario dovremmo dire “ciao ciao Europa” o dire alla Germania o alla Francia di uscire loro dalla crisi se non sono d’accordo». L’emissione di moneta, stampare euro, è una prerogativa della sola Banca centrale europea dal 1° gennaio del 1999: è l’istituto di Francoforte ad avere ha il compito di determinare la politica monetaria di tutti i Paesi europei che decidono di adottare l’euro, smettendo di battere valuta propria. Da quando l’Italia è entrata nell’euro, la Banca d’Italia non stampa più lire perché ha ceduto questa funzione alla Bce. Il compito principale affidato alla Bce è quello di mantenere la stabilità valutaria ed contenere il livello di inflazione, è scritto nello Statuto della Bce. Ma se l’inflazione è bassa, se è troppo bassa?
La tesi dei grandi economisti
Paul Krugman sostiene da mesi che la crisi dell’euro nasce da scompensi nella bilancia dei pagamenti, causati da prezzi e costi interni più bassi in Germania rispetto ai paesi mediterranei. L’unica possibilità di risolvere il problema mantenendo la moneta unica passerebbe, a suo avviso, proprio per l’accettazione, da parte dei tedeschi, di qualche punto di inflazione in più per qualche anno. Qualche settimana fa, ospite di “Rainews24”, il premio Nobel per l’Economia aveva spiegato bene quali dovrebbero essere le linee-guida di una modifica globale della politica economica dei Paesi europei. Secondo Krugman, è necessario adottare un’inversione di tendenza in tempi molto rapidi. «Se ciò non avverrà – ha precisato – gli europei saranno costretti ad ammettere il fallimento della loro moneta unica e dovranno abbandonare l’Euro». Secondo l’economista americano è necessario che la Banca centrale stampi denaro e che lo faccia circolare rapidamente, non soltanto in direzione delle banche. Ciò provocherà un aumento dell’inflazione, che è esattamente quello che ci vuole. E provocherebbe conseguentemente una svalutazione dell’Euro, che però innescherebbe effetti benefici sulle esportazioni. Come tutti sanno, la deflazione è il fattore di rischio peggiore per un sistema economico. Sulla stessa linea, in Italia, anche l’economista Giacomo Vaciago da tempo indica nella Bce il nodo della crisi: «Deve poter essere una banca centrale e sovrana così come lo sono la Fed o la Bank of England, altrimenti gioca a poker con le carte scoperte, perchè Mario Draghi oggi ha le mani legate dietro alla schiena». Vaciago invita l’Ue a “fare presto”. «Cosa aspettiamo – si chiede – a mettere insieme i debiti pubblici degli Stati oltre il 60% del loro Pil?». L’economista ricorda che si tratta di una proposta tedesca già approvata dal parlamento Europeo, e che se non si fa in fretta si fa il gioco della speculazione, perchè i mercati scommettono sui nostri ritardi.
L’intervento di novembre…
Va ricordato che una forte immissione di liquidità sui mercati fu effettuata pochi mesi fa, esattamente il 15 novembre del 2011, tre giorni dopo le dimissioni di Berlusconi. Un bell’aiuto, per Monti, indicato dal Quirinale solo due giorni prima come premier di un governo tecnico che sarebbe nato di lì a qualche giorno. In quell’occasione la Banca centrale europea, assieme alla Federal Reserve americana, alla Bank of England, alla Banca del Giappone e alla Banca nazionale svizzera, condusse tre operazioni straordinarie per fornire liquidità in dollari a tre mesi alle banche europee. Un intervento che ebbe effetti molto positivi, già dopo alcuni giorni, sullo spread, che per un bel po’ si mantenne su livelli accettabili dando ossigeno al governo nascente e a Monti.