Squinzi come Galileo Galilei

Tutti ricorderanno dai tempi di scuola la storiella di Galileo Galilei richiamato dal Tribunale ecclesiastico perché, sostenendo che la Terra girava intorno al Sole, veniva in contraddizione con le Sacre scritture e in particolare laddove Giosuè intima al Sole di fermarsi. Gli allora scribi del repubblichiere della sera ecclesiastico dicevano, giustamente dal loro punto di vista, “se nella Bibbia si racconta che un profeta chiede al Sole di fermarsi e Dio gli consente in segno il miracolo rendendo immobile l’astro, vuol dire che è quello a muoversi intorno alla terra e non viceversa…”. Non fa una grinza. Allo stesso modo l’intero mondo illuminato dei montiani della prima o anche dell’ultima ora è insorto come un sol uomo alle critiche del neo-presidente di Confindustria che, come la signora che l’ha preceduto nell’incarico, non si fa intimorire dal potere politico e non risparmia bacchettate. Ma a Berlusconi, caro Squinzi, si poteva e si doveva, a Monti non si può. Così, dopo le prese di distanza di un altro grande predecessore come Cordero di Montezemolo e addirittura accuse di essere connivente con la Cgil – cosa che fu risparmiata alla Marcegaglia quando bloccò con la Camusso l’approvazione dell’articolo 8 sul lavoro – persino Squinzi è sceso a Canossa. Non avrebbe dunque detto (il “pare” è ormai d’obbligo) che le politiche di Monti stanno mettendo in ginocchio le imprese e il comparto produttivo né che si stia facendo macelleria sociale. Ma una cosa non è riuscito a tenersela. Monti, che con i dissidenti non ha pietà, era arrivato ad accusarlo di essere personalmente responsabile dell’impennata dello spread, causato a suo dire da qualsiasi segnale di dissenso nei confronti delle sue politiche. Seppur a mezza voce, alla fine dell’ammenda totale, Squinzi ha sussurrato che però non è vero che lo spread cresce per colpa delle sue critiche… Galileo fugge dinanzi al rogo ma sussurra: «eppur si muove…».